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Immagini da satellite

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Satelliti meteorologici

In meteorologia i satelliti svolgono ormai un ruolo fondamentale. Grazie ad essi oggi è possibile monitorare, in tempo reale, l’evoluzione dei fenomeni atmosferici in qualsiasi punto della superficie terrestre. Dalle strumentazioni a bordo dei satelliti è possibile inoltre ricavare una mole di dati (temperature, intensità e direzione dei venti, umidità ecc.) su vaste aree del nostro pianeta anche laddove non è stato possibile istallare strumentazioni meteorologiche tradizionali. I dati rilevati dai satelliti, insieme a quelli registrati dalle stazioni meteorologiche a terra e agli altri sistemi di rilevamento, costituiscono le fondamenta su cui si basano i modelli di previsione della meteorologia moderna. I satelliti meteorologici si dividono in due categorie: geostazionari e polari. I satelliti geostazionari si trovano alla quota di 35800 km, detta orbita geostazionaria perché il tempo di rivoluzione attorno alla Terra è identico al tempo di rotazione terrestre. Questi satelliti rimangono quindi fissi rispetto alla superficie terrestre e sono molto utili per seguire l’evoluzione dei fenomeni atmosferici. Per ricoprire l’intera superficie terrestre è necessaria una rete di 5 satelliti. Attualmente in orbita geostazionaria sono presenti satelliti europei (Meteosat), statunitensi (GOES), giapponesi (MTSAT), cinesi (Fengyun-2), russi (GOMS) e indiani (KALPANA). I satelliti polari orbitano invece attorno alla Terra alla quota di circa 800km. Un singolo satellite passa solo due volte al giorno sopra la stessa porzione di superficie terrestre. Per avere informazioni utili sull’evoluzione dei fenomeni meteorologici sono quindi necessari più satelliti polari e un sistema in grado di coordinare le loro osservazioni. I satelliti meteorologici in orbita polare sono gestiti da Eumetsat (Metop) per gli stati europei, dagli Stati Uniti (NOAA, QuikSCAT), dalla Russia (Meteor) e dalla Cina (Fengyun-1). I satelliti raccolgono informazioni sull’atmosfera e sulla superficie terrestre grazie a strumenti chiamati radiometri a scansione. Questi strumenti misurano una grandezza fisica chiamata radianza che rappresenta la densità di flusso di radiazione elettromagnetica, emessa o riflessa, da una superficie di area unitaria, e diretta verso un angolo solido unitario in una direzione indicata. Si tratta di una misura dell’ intensità delle radiazioni elettromagnetiche misurate in bande di frequenze diverse, dette canali, principalmente nelle lunghezze d’onda del visibile, dell’ infrarosso e dell’ ultravioletto. Non tratteremo qui in dettaglio le informazioni che è possibile ricavare canale per canale, ma analizziamo le caratteristiche dei tre gruppi principali in cui ci è possibile dividerli: i canali solari (nel visibile), i canali termici (nell’infrarosso) e i canali dedicati al vapore acqueo. I canali nelle lunghezze d’onda del visibile sono quattro, di cui uno ad alta definizione (HRV). Questi canali registrano informazioni sulla quantità di luce solare riflessa dal nostro pianeta e dalla sua atmosfera. L’interpretazione di questi dati è particolarmente semplice visto che i nostri occhi sono sensibili alla stessa banda di lunghezze d’onda (tra 0.4 e 0.7 mm). Questi canali hanno però il grosso svantaggio di poter raccogliere dati soltanto quando la superficie terrestre è illuminata dal Sole. Grazie a questi canali possiamo individuare le formazioni nuvolose e distinguere la loro composizione (acqua o ghiaccio) e rilevare le caratteristiche della superficie (tipi di suolo, presenza di vegetazione o copertura nevosa, per esempio). I canali nell’ infrarosso vengono utilizzati per ottenere informazioni sulla radiazione emessa dalla Terra stessa e sono disponibili ventiquattro ore su ventiquattro. Grazie a questi canali possiamo rilevare la temperatura della superficie e dei sistemi nuvolosi e ricavarne quindi, per esempio, la quota. Alcuni di questi canali sono posizionati in zone dello spettro in cui sono presenti bande d’assorbimento di importanti gas atmosferici, come l’ozono e l’anidride carbonica, e sono quindi utilizzati anche per ricavare informazioni sulla loro concentrazione. Il canale del vapore acqueo è ibrido perché rileva sia radiazione di origine solare riflessa (nelle ore diurne) che radiazione emessa dalla Terra. Le sue speciali caratteristiche lo rendono indispensabili per ottenere informazioni sulle nubi, in particolare sulla dimensione delle “particelle” che le compongono e sul loro stato (vapore, goccioline di acqua o cristalli di ghiaccio). In particolare questi canali forniscono informazioni anche sulle zone dove non sono presenti formazioni nuvolose, consentendoci di determinare la distribuzione dell’umidità, il campo vettoriale dei venti e di seguirne l’evoluzione atmosferica.



Come interpretare le immagini satellitari

Nelle immagini registrate dai canali nel visibile ai colori scuri sono associati i corpi che riflettono poco la radiazione solare in quella banda di lunghezze d’onda, mentre i colori chiari identificano i corpi con elevata riflettività. Possiamo quindi facilmente riconoscere le formazioni nuvolose e le caratteristiche delle diverse superfici, come le zone desertiche oppure quelle coperte da neve o da vegetazione. Le nubi sono più bianche quando maggiore è il loro spessore. Le immagini registrate nei canali infrarossi, invece, riportano informazioni sulla temperatura. I colori scuri sono associati ai corpi più freddi, mentre quelli chiari alle superfici più calde: le nuvole risulterebbero perciò nere e la superficie terrestre chiara. Per rendere più facile la lettura e più semplice il confronto con le immagini nel visibile le immagini nell’infrarosso vengono quindi spesso visualizzate con i colori invertiti. In bianco troviamo perciò le nubi più alte e fredde, in grigio quelle negli strati più bassi e in nero la superficie terrestre e marina. Per ottimizzare la rappresentazione delle informazioni ottenute da più canali si possono costruire immagini composite formate da tre colori di base (rosso, verde e blu) ai quali vengono associate le informazioni registrate da tre diversi canali.







Animazione Italia visibile dal sito: it.sat24.com

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Animazione Italia infrarosso dal sito: it.sat24.com

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Italia infrarosso dal sito: www.sat24.com

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Animazione Italia pioggia dal sito: www.sat24.com

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Satelliti meteorologici

In meteorologia i satelliti svolgono ormai un ruolo fondamentale. Grazie ad essi oggi è possibile monitorare, in tempo reale, l’evoluzione dei fenomeni atmosferici in qualsiasi punto della superficie terrestre. Dalle strumentazioni a bordo dei satelliti è possibile inoltre ricavare una mole di dati (temperature, intensità e direzione dei venti, umidità ecc.) su vaste aree del nostro pianeta anche laddove non è stato possibile istallare strumentazioni meteorologiche tradizionali. I dati rilevati dai satelliti, insieme a quelli registrati dalle stazioni meteorologiche a terra e agli altri sistemi di rilevamento, costituiscono le fondamenta su cui si basano i modelli di previsione della meteorologia moderna. I satelliti meteorologici si dividono in due categorie: geostazionari e polari. I satelliti geostazionari si trovano alla quota di 35800 km, detta orbita geostazionaria perché il tempo di rivoluzione attorno alla Terra è identico al tempo di rotazione terrestre. Questi satelliti rimangono quindi fissi rispetto alla superficie terrestre e sono molto utili per seguire l’evoluzione dei fenomeni atmosferici. Per ricoprire l’intera superficie terrestre è necessaria una rete di 5 satelliti. Attualmente in orbita geostazionaria sono presenti satelliti europei (Meteosat), statunitensi (GOES), giapponesi (MTSAT), cinesi (Fengyun-2), russi (GOMS) e indiani (KALPANA). I satelliti polari orbitano invece attorno alla Terra alla quota di circa 800km. Un singolo satellite passa solo due volte al giorno sopra la stessa porzione di superficie terrestre. Per avere informazioni utili sull’evoluzione dei fenomeni meteorologici sono quindi necessari più satelliti polari e un sistema in grado di coordinare le loro osservazioni. I satelliti meteorologici in orbita polare sono gestiti da Eumetsat (Metop) per gli stati europei, dagli Stati Uniti (NOAA, QuikSCAT), dalla Russia (Meteor) e dalla Cina (Fengyun-1). I satelliti raccolgono informazioni sull’atmosfera e sulla superficie terrestre grazie a strumenti chiamati radiometri a scansione. Questi strumenti misurano una grandezza fisica chiamata radianza che rappresenta la densità di flusso di radiazione elettromagnetica, emessa o riflessa, da una superficie di area unitaria, e diretta verso un angolo solido unitario in una direzione indicata. Si tratta di una misura dell’ intensità delle radiazioni elettromagnetiche misurate in bande di frequenze diverse, dette canali, principalmente nelle lunghezze d’onda del visibile, dell’ infrarosso e dell’ ultravioletto. Non tratteremo qui in dettaglio le informazioni che è possibile ricavare canale per canale, ma analizziamo le caratteristiche dei tre gruppi principali in cui ci è possibile dividerli: i canali solari (nel visibile), i canali termici (nell’infrarosso) e i canali dedicati al vapore acqueo. I canali nelle lunghezze d’onda del visibile sono quattro, di cui uno ad alta definizione (HRV). Questi canali registrano informazioni sulla quantità di luce solare riflessa dal nostro pianeta e dalla sua atmosfera. L’interpretazione di questi dati è particolarmente semplice visto che i nostri occhi sono sensibili alla stessa banda di lunghezze d’onda (tra 0.4 e 0.7 mm). Questi canali hanno però il grosso svantaggio di poter raccogliere dati soltanto quando la superficie terrestre è illuminata dal Sole. Grazie a questi canali possiamo individuare le formazioni nuvolose e distinguere la loro composizione (acqua o ghiaccio) e rilevare le caratteristiche della superficie (tipi di suolo, presenza di vegetazione o copertura nevosa, per esempio). I canali nell’ infrarosso vengono utilizzati per ottenere informazioni sulla radiazione emessa dalla Terra stessa e sono disponibili ventiquattro ore su ventiquattro. Grazie a questi canali possiamo rilevare la temperatura della superficie e dei sistemi nuvolosi e ricavarne quindi, per esempio, la quota. Alcuni di questi canali sono posizionati in zone dello spettro in cui sono presenti bande d’assorbimento di importanti gas atmosferici, come l’ozono e l’anidride carbonica, e sono quindi utilizzati anche per ricavare informazioni sulla loro concentrazione. Il canale del vapore acqueo è ibrido perché rileva sia radiazione di origine solare riflessa (nelle ore diurne) che radiazione emessa dalla Terra. Le sue speciali caratteristiche lo rendono indispensabili per ottenere informazioni sulle nubi, in particolare sulla dimensione delle “particelle” che le compongono e sul loro stato (vapore, goccioline di acqua o cristalli di ghiaccio). In particolare questi canali forniscono informazioni anche sulle zone dove non sono presenti formazioni nuvolose, consentendoci di determinare la distribuzione dell’umidità, il campo vettoriale dei venti e di seguirne l’evoluzione atmosferica.



Come interpretare le immagini satellitari

Nelle immagini registrate dai canali nel visibile ai colori scuri sono associati i corpi che riflettono poco la radiazione solare in quella banda di lunghezze d’onda, mentre i colori chiari identificano i corpi con elevata riflettività. Possiamo quindi facilmente riconoscere le formazioni nuvolose e le caratteristiche delle diverse superfici, come le zone desertiche oppure quelle coperte da neve o da vegetazione. Le nubi sono più bianche quando maggiore è il loro spessore. Le immagini registrate nei canali infrarossi, invece, riportano informazioni sulla temperatura. I colori scuri sono associati ai corpi più freddi, mentre quelli chiari alle superfici più calde: le nuvole risulterebbero perciò nere e la superficie terrestre chiara. Per rendere più facile la lettura e più semplice il confronto con le immagini nel visibile le immagini nell’infrarosso vengono quindi spesso visualizzate con i colori invertiti. In bianco troviamo perciò le nubi più alte e fredde, in grigio quelle negli strati più bassi e in nero la superficie terrestre e marina. Per ottimizzare la rappresentazione delle informazioni ottenute da più canali si possono costruire immagini composite formate da tre colori di base (rosso, verde e blu) ai quali vengono associate le informazioni registrate da tre diversi canali.







Animazione Europa visibile dal sito: www.meteociel.fr

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Animazione Europa temperatura-nubi dal sito: www.meteo60.fr

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Animazione Europa infrarosso dal sito: it.www.sat24.com

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Animazione Europa pioggia dal sito: it.www.sat24.com

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Fulminazioni e temporali in real-time

 

Mappe  satellitari di eventi temporaleschi che avvengono, in tempo rele, in Italia, in Europa e nel Mondo.

 

 

Fulminazioni e temporali nel Mondo 

(ultimi 20'..120 ' - animazione)

Fonte: blitzortung.com

fulmini e temporali

Fulminazioni e temporali  in Europa

(ultimi 20'..120 ' - animazione)

Fonte: blitzortung.com

fulmini e temporali


Europa: Attività temporalesca

(Ultime 3 ore - animazione)

Fonte: niederschlagsradar.de

fulmini e temporali

Italia:Attività temporalesca

(Ultime 6 ore - animazione)

Fonte: meteociel.fr

Fulminazioni e temporali


Europa: Previsione temporali

(48 ore)

Fonte: estofex.org

fulmini e temporali

Europa: Fulminazioni

(ultima ora - animazione)

Fonte: euclid.org.fr

Fulminazioni e temporali

 

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Previsione dei temporali


Le caratteristiche dei fenomeni temporaleschi e in particolare la loro irregolarità, rendono la previsione degli stessi particolarmente difficoltosa. Allo stato attuale infatti la comunità scientifica nonché le direttive in seno al sistema di previsioneallertamento nazionale e regionale di protezione civile affermano che non sono prevedibili con sufficiente accuratezza eventi temporaleschi di breve durata e riguardanti porzioni di territorio limitate a poche decine di chilometri. Così, per i temporali, che hanno dimensioni spazio-temporali molto ridotte, ad oggi, si possono prevedere solo con un anticipo di poche ore. Per previsioni superiori alle 12 ore, ci si deve affidare soprattutto ai modelli meteorologici, che pur non essendo in grado di prevedere con sufficiente precisione e affidabilità fenomeni così localizzati, tuttavia permettono di individuare la presenza, a scale spazio-temporali maggiori, di condizioni meteorologiche più o meno favorevoli allo sviluppo di temporali, in base alle quali si può stimare ad esempio una maggior o minore probabilità di accadimento dei fenomeni stessi e le loro possibili caratteristiche. Pertanto la previsione a breve-medio termine (fino a 1-2 giorni) dei temporali, su cui solitamente anche il sistema di allertamento di protezione civile inizia ad attivarsi, deve intendersi come indicativa in termini probabilistici. Va sottolineato che, anche in presenza di condizioni favorevoli alla formazione di temporali e quindi con una probabilità di accadimento alta, l’effettiva formazione, la successiva evoluzione e lo spostamento degli stessi dipendono molto dall’interazione con l’orografia e dall’andamento a scala locale di temperatura, umidità e vento al suolo: tali fattori possono essere estremamente irregolari e difficilmente prevedibili con congruo anticipo. Uno strumento utilissimo per il monitoraggio dei temporali è il radar meteorologico, che consente di individuare in tempo reale le aree interessate da precipitazioni a carattere di rovescio, associate a celle temporalesche anche molto localizzate, di stimarne l’intensità e di seguirne l’evoluzione e lo spostamento.

 

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