Nascita e sviluppo dell’ universo
L’ ipotesi cosmologica attualmente più accreditata, in quanto suffragata da alcune evidenze scientifiche, è che l’Universo sia nato, circa 13,7 miliardi di anni fa da un’esplosione primordiale di un “punto” di materia di volume zero e temperatura e densità infinite (cioè da quella che in matematica viene definita una singolarità, ma che non ha senso fisico). In altre parole, tutta la materia e l’energia dell’universo erano concentrate in una piccolissima regione di spazio che, per qualche motivo, rotto il suo equilibrio ha dato vita ad una indescrivibile esplosione.
Questa esplosione prende il nome di Big Bang, letteralmente «grande bang»(il termine “bang” viene usato nel linguaggio onomatopeico dei fumetti per indicare una esplosione), espressione usata per la prima volta dall’astronomo britannico Fred Hoylea nel 1948. Egli la usò in senso polemico in quanto sostenitore del modello di stato stazionario o creazione continua che contrastava con le teorie che si stavano affermando, secondo le quali , l’ universo sarebbe nato a seguito di una gigantesca esplosione.
La teoria del Big Bang era stata elaborata nel 1948 dallo scienziato russo George Gamow insieme a Ralph Alpher e Hans Bethe. Secondo questa teoria, subito dopo l’ esplosione, vi fu una violentissima espansione dovuta ad una grande pressione negativa. Questa fase detta d’ inflazione iniziale o inflazione cosmica durò alcune frazioni di secondo (10-30 sec.) nei quali il raggio dell’ neonato Universo aumentò di circa un miliardo di miliardi di miliardi di volte. Subito dopo l' Universo assomigliava ad una specie di "sfera" caldissima in rapida espansione costituita solo di energia e di radiazione. Esistevano i costituenti dei nuclei e degli atomi che con neutrini e fotoni costituivano una sorta di “zuppa primordiale”. Pian piano espandendosi e raffreddandosi, una parte della radiazione si è trasformata in materia: neutroni, protoni,neotrini e fotoni.
Dopo circa un minuto dal Big Bang, i protoni e i neutroni si sono uniti per formare nuclei di idrogeno, elio e litio. In quel momento, la temperatura dell' universo era circa 10 miliardi di gradi Kelvin. In quella fase detta Epoca oscura (in inglese Dark Ages), che va da 380.000 a un miliardo di anni dopo il Big Bang, l’Universo era composto da gas neutro e privo di elementi chimici più pesanti dell’idrogeno e dell’elio (che in astronomia vengono genericamente chiamati ‘metalli’). Elettroni e protoni vagavano liberi all’ interno di una grande nube in un caos generale che imprigionava i fotoni e non esistevano ancora le stelle ad irradiare luce. I nuclei degli altri atomi, come sappiamo, si sono formati successivamente, nelle reazioni di fusione nucleare che sappiamo avvenire nei nuclei delle stelle.
Dopo circa 100mila anni di espansione e di raffreddamento, gli elettroni si sono uniti ai nuclei per formare gli atomi. Successivamente gli atomi si sono aggregati in gigantesche nubi, che dopo un miliardo di anni hanno formato le prime stelle e le prime galassie.
Ci sono tre solide evidenze scientifiche che avvallano la teoria del big bang:
- L’espansione dell’universo
- La nucleosintesi primordiale
- La radiazione di fondo a microonde
Vediamole in dettaglio.
Espansione dell’ universo
L’Universo è attualmente in espansione e lo prova il fatto che tutte le galassie si stanno allontanando le une dalle altre. Margherita Hack faceva spesso il paragone con i canditi e l’uvetta del panettone quando la pasta lievita; si può pensare anche a dei puntini disegnati sulla superficie di un palloncino che viene gonfiato.
La scoperta di questo fenomeno risale attorno al 1920, quando Edwin Hubble si accorse che gli spettri delle galassie osservate, erano caratterizzati da uno spostamento delle righe spettrali, del campo visibile, verso il rosso.
Analogamente all’ effetto dobbler per le onde acustiche che si allungano e si accorciano in funzione della velocità di allontanamento di una fonte sonora, tale spostamento (redshft in inglese) era tanto più marcato quanto più la stella o la galassia risultava essere lontana, il che indicava un moto di recessione o allontanamento maggiore per le galassie più lontane . Ne deriva che le galassie più lontane sono quelle che si allontanano più velocemente da noi. Osservazioni più recenti e misure più precise delle distanze di lontane galassie hanno però indicato che in realtà la velocità d'espansione non va decelerando, come si riteneva, bensì accelerando, come se ci fosse una forza che si oppone alla forza di gravità e che è stata definita come “energia oscura”.
La velocità di allontanamento o recessione di una galassia cresce con la loro distanza dall’ osservatore secondo la seguente legge di Hubble :
V = H x D
Dove V = velocità di recessione, D = distanza della galassia e H = Costante di Hubble che si determina con le osservazioni di galassie a noi più vicine delle quali sia nota la distanza.
Il valore di questa costante ha subito diversi ritocchi nel tempo ed il suo valore esatto è ancora piuttosto incerto ma, la maggioranza dela comunità scientifica, oggi concorda che sia attorno a 71,9 ± 2,7 Km al secondo per ogni Megaparsec di distanza (un Megaparsec è pari a circa 3,26 x 106 anni luce). Questo significa che una galassia distante 1 Megaparsec si sta allontanando da noi ad una velocità di circa 71,9 km/ sec, mentre un'altra alla distanza di 100 Megaparsecs si sta allontanando ad una velocità 100 volte maggiore.
Quindi le galassie più distanti si allontanano con velocità maggiori (come in ogni esplosione, vanno più lontani gli oggetti che hanno velocità maggiori). Essenzialmente, la costante di Hubble ci dà il tasso di espansione dell'Universo.
Bisogna notare che, su scale molto grandi, la teoria di Einstein prevede che il comportamento reale degli oggetti si distacchi da quello lineare previsto dalla legge di Hubble. L'entità e il tipo di questa deviazione dipendono dal valore della massa totale contenuta nell'Universo. In questo modo, un diagramma della velocità di recessione (o del redshift) delle galassie in funzione della distanza, che è una linea retta fino a distanze intermedie, ci può dare un'idea della quantità totale di materia nel Cosmo e ci può fornire informazioni cruciali sulla misteriosa "materia oscura".
La nucleosintesi primordiale
Nei primi tre minuti, quando la temperatura è circa 1 Miliardo di gradi, protoni e neutroni si legano assieme, formando i nuclei degli elementi più leggeri: il deuterio (idrogeno pesante) e l’Elio (He).
Le misure delle abbondanze di questi elementi originati nella nucleosintesi primordiale sono una delle conferme per la teoria del big bang.
La radiazione di fondo a microonde
E’ una radiazione a microonde che si rileva in ogni direzione; si tratta del residuo termico del Big Bang, cioè di una
radiazione emessa quando la temperatura era di 3.000 gradi Kelvin e che poi, espandendosi insieme allo spazio, è scesa a 2,7 gradi kelvin. Fu scoperta nel 1964 da Arno Penzias e Robert Wilson dei Bell Laboratory cercando l’origine di disturbi nelle trasmissioni radio.
Le ultime misure sono state effettuate dal satellite WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) lanciato dalla NASA nel 2001. WMAP ha prodotto la mappa della radiazione nell’Universo rappresentata in figura a lato.
In rosso le zone più calde, in blu quelle più fredde, con differenze di milionesimi di grado kelvin.
Sulla base dei dati raccolti da WMAP l’evoluzione dell’Universo dal Big Bang ad oggi può essere rappresentata come in figura :
il tempo scorre in verticale dal basso verso l’ alto. L’ampiezza della forma a campana (in orizzontale) rappresenta l’evolversi del volume dello spazio.
Il tempo e lo spazio ebbero origine dalla singolarità, che nelle prime infinitesimali frazioni di secondo subì una violentissima espansione a una velocità molto superiore a quella della luce.
Questa fase definita come inflazione iniziale iniziò 10-35 secondi dopo la nascita dell’Universo e durò 10-30 secondi.
Dopo circa 400.000 anni di espansione si liberò la radiazione di fondo a cui seguì un periodo di buio assoluto (epoca oscura).
In seguito si formarono le prime stelle, le galassie e i pianeti.