La Ciociaria è una zona che si estende per quasi tutta la provincia di Frosinone e prende il nome dagli antichi popoli che la abitavano con le loro caratteristiche calzature con punta rialzata e legate con lunghe stringhe fin sulle gambe altrimenti dette “Ciocie”. Il territorio è quasi del tutto circondato da catene montuose importanti ed alcune imponenti come quelle a confine con l’Abruzzo. Sono presenti i Monti Ernici a nordest, i monti Marsicani/Mainarde ad Est i Lepini ad ovest, gli Aurunci ed Ausoni a sud. Nel suo interno il fiume Liri poi Garigliano nel cassinate, il Sacco, il Melfa ed altri torrenti minori attraversano un vasto territorio pianeggiante e verdeggiante come la Valle del Sacco, il Sorano, ed il Cassinate intervallati da gruppi di colline medio-basse.
Da questo quadro fisico territoriale si desume come la presenza di catene montuose crei nel suo interno un territorio pianeggiante che assume caratteristiche di clima simile a quello continentale. Il mare a 50km durante la stagione invernale non riesce a mitigare le suddette aree in quanto i Lepini e gli Aurunci creano una barriera contro l’arrivo franco delle correnti occidentali, determinando così estese gelate che si conservano anche nelle ore diurne durante i periodi anticiclonici.
Le temperature minime raggiungono con facilità valori sotto lo 0°C con record rilevabili nella storia recente di -17/-19°C dell’85. Fenomeno rilevante sempre nella stagione invernale è la presenza di nebbie persistenti anche durante le ore diurne le quali contribuiscono a mantenere basse le temperature ed in particolar modo nella media Valle del Liri, pianura del cassinate, Valle del Sacco, al contrario dei rilievi che con il fenomeno dell’inversione termica registrano valori termici superiori anche di parecchi gradi.
Situazione interessante è la formazione del cuscinetto di aria fredda ovvero la conservazione di uno spessore di aria molto fredda nei strati medio bassi dell’atmosfera intrappolata per la presenza di catene montuose; con l’arrivo delle perturbazioni di origine atlantica, si attivano correnti sudoccidentali miti le quali si trovano costrette ad aggirare i sistemi montuosi senza così poter mitigare l’interno ciociaro dove permane per molte ore (fino a 12/18h) un cuscino di aria fredda con temperature di molto inferiori rispetto alle altre aree confinanti come ad esempio il romano, il pontino o il reatino. In alcuni casi (spesso fino ad una decina di anni fa) si creano i presupposti per vedere abbondanti nevicate scendere fino a quote basse/pianeggianti con successiva rapida fusione e trasformazione in piogge a causa dell’assottigliamento del cuscino gelido preesistente.
Il clima ciociaro risente anche delle conseguenze operate dal vento di tramontana il quale molto spesso si presenta foenizzato ovvero secco e leggermente mitigato a causa dell’effetto caduta procurato dalla presenza degli appennini sul suo lato orientale. La presenza di tale vento determina giornate pressoché soleggiate con temperature superiori alle medie nei valori minimi. Poche le situazioni in cui ha visto nevicare durante la presenza di venti settentrionali o orientali se non al limite delle zone più orientali quali il Sorano, la Valcomino e la zona di Cervaro con bufere di neve senza particolari accumuli.
L’estate ciociara si presenta con connotati di caldo torrido. Le temperature raggiungono spesso valori intorno i 35° con picchi massimi storici di 40/42°. Ma grazie alla presenza di rilievi e di corsi fluviali importanti spesso si verificano formazioni di imponenti sistemi nuvolosi in grado di determinare rovesci temporaleschi localizzati anche durante periodi anticiclonici. In situazioni di correnti instabili durante la bella stagione, il frusinate subisce l’onta di temporali di forte intensità accompagnati da folate di vento burrascoso. Non rara la presenza di eventi vorticosi e di trombe d’aria specie nell’area del cassinate e della valle del sacco.
Le stagioni più piovose sono quelle intermedie con prevalenza autunnale dove con l’arrivo di perturbazioni atlantiche si attivano correnti meridionali le quali ammassano umidità e nuvolosità lungo il versante appenninico interno con conseguenti piogge abbondanti e folate di vento. Più riparate dai venti ma non dalle precipitazioni sono le zone più orientali. I percorsi fluviali spesso incontrano difficoltà a defluire le abbondanti precipitazioni tanto da determinare occasionali esondazioni come quelle relative al bacino del Liri-Garigliano. Medie precipitativi compresi tra i 1100 ed i 1600 mm annui.
Da un progetto di MNWLazio – Redazione a cura di Rossano Scala