Il 12 Agisto 2026 ci sarà una eclisse parziale di sole visibile anche in Italia.
La visibilità varierà molto da nord a sud:
Nord Italia: copertura del disco solare molto elevata, fino a oltre il 90% in città come Milano e Torino. Centro Italia: copertura del disco solare indicativamente tra 60% e 75%, inclusa Roma. Sud Italia e isole: copertura del disco solare meno marcata, circa 20–40%.
Indicativamente nel Frosinonate , l’ eclissi inizierà verso le 19:30 ; il massimo sarà poco dopo le 20:00; il Sole sarà al tramonto, basso sull’ orizzonte in direzione Ovest.
Frosinonemeto HOME
Frosinonemeteo.it - Stazione meteo di Frosinone - Meteorologia ed Astronomia.
Latitude: 41° 37' 22" N - Longitude: 13° 19' 36" E
Time Zone: (GMT+01.00 - CEST) Rome
Il Sole oggi
Sorge
Tramonta
5:37
20:32
Il crepuscolo oggi
Mattutino
Serale
Astronomico
3:34
22:35
Nautico
4:23
21:47
Civile
5:04
21:05
Oggi abbiamo : 14:54 ore di luce / 9:6 ore di buio.
In Frosinonemeteo.it, oltre a dettagliate informazioni di Meteorologia, troverete una ampia sezione di Astronomia in grado di soddisfare le esigenze di neofiti, astrofili ed appasionati in genere.
La stazione meteorologica è attiva da Maggio 2009 ed è inserita nella rete di rilevamento dati nazionale MeteoNetwork - Centro Epson Meteo. Riconosciuta affidabile in termini di consolidato e qualità dei dati e premiata con il ranking 5 stelle.
WEBCAM - Frosinone bassa vista Corso Lazio
Dati meteo, rilevati da questa stazione, in tempo reale
Le caratteristiche dei fenomeni temporaleschi e in particolare la loro irregolarità, rendono la previsione degli stessi particolarmente difficoltosa. Allo stato attuale infatti la comunità scientifica nonché le direttive in seno al sistema di allertamento nazionale e regionale di protezione civile affermano che non sono prevedibili con sufficiente accuratezza eventi temporaleschi di breve durata e riguardanti porzioni di territorio limitate a poche decine di chilometri. Così, per i temporali, che hanno dimensioni spazio-temporali molto ridotte, ad oggi, si possono prevedere solo con un anticipo di poche ore.Per previsioni superiori alle 12 ore, ci si deve affidare soprattutto ai modelli meteorologici, che pur non essendo in grado di prevedere con sufficiente precisione e affidabilità fenomeni così localizzati, tuttavia permettono di individuare la presenza, a scale spazio-temporali maggiori, di condizioni meteorologiche più o meno favorevoli allo sviluppo di temporali, in base alle quali si può stimare ad esempio una maggior o minore probabilità di accadimento dei fenomeni stessi e le loro possibili caratteristiche. Pertanto la previsione a breve-medio termine (fino a 1-2 giorni) dei temporali, su cui solitamente anche il sistema di allertamento di protezione civile inizia ad attivarsi, deve intendersi come indicativa in termini probabilistici.Va sottolineato che, anche in presenza di condizioni favorevoli alla formazione di temporali e quindi con una probabilità di accadimento alta, l’effettiva formazione, la successiva evoluzione e lo spostamento degli stessi dipendono molto dall’interazione con l’orografia e dall’andamento a scala locale di temperatura, umidità e vento al suolo: tali fattori possono essere estremamente irregolari e difficilmente prevedibili con congruo anticipo.Uno strumento utilissimo per il monitoraggio dei temporali è il radar meteorologico, che consente di individuare in tempo reale le aree interessate da precipitazioni a carattere di rovescio, associate a celle temporalesche anche molto localizzate, di stimarne l’intensità e di seguirne l’evoluzione e lo spostamento.
Tramite radiosondaggi si rilevano molti parametri meteorologici, in particolare la CAPE (Convective Available Potential Energy) che misurs in Joule/Kg la quantità di energia di galleggiabilità disponibile per accelerare verticalmente una particella, o l’ammontare del lavoro esercitato dalla particella sull’ambiente circostante, se una particella d’aria è sollevata forzatamente dal suolo fino a raggiungere il livello di libera condensazione (LCF ). Maggiore sarà la CAPE e maggiore sarà l’energia disponibile per la crescita delle celle temporalesche. Valori tipici di CAPE sono: CAPE 0-500 Stabile; CAPE 500-1000 Leggermente instabile; CAPE 1000-2500 Moderatamente instabile; CAPE 2500-3500 Molto instabile; CAPE > 3500 Estremamente instabile.
Il carattere estremamente irregolare dei temporali fa sì che si possano sviluppare in tempi molto brevi, per poi spostarsi in modo non sempre lineare prima di decadere, interessando porzioni limitate di territorio. Non sono rari i casi in cui una località è interessata da un temporale mentre, nelle zone limitrofe, non ci sono precipitazioni. Un temporale può interessare una località per intervalli di tempo dell’ordine di un’ora o inferiori, e con estensioni molto ridotte (pochi kmq). In altri casi i temporali possono rigenerarsi e persistere più a lungo, oppure possono organizzarsi in sistemi o linee temporalesche che interessano vaste aree di territorio. Per quanto riguarda la precipitazione, spesso non è significativa la quantità totale ma l’intensità della pioggia, ossia i quantitativi che cadono in brevi intervalli di tempo (5 minuti/1 ora). In alcune situazioni tuttavia, quando i temporali persistono anche per qualche ora o più temporali successivi interessano la stessa località, possono diventare significativi anche i quantitativi totali di pioggia. In base alla distribuzione spaziale, al livello di organizzazione e alla durata, possiamo raggruppare i fenomeni temporaleschi in tre categorie principali: Temporali non organizzati (locali/sparsi): fenomeni associati a singole celle o nubi temporalesche, di estensione spaziale ridotta, tipicamente di qualche kmq. Possono interessare un numero ridotto di località (temporali locali) o possono essere presenti più celle singole che quindi interessano un numero maggiore di località e dunque un’area anche vasta, ma in modo discontinuo e comunque non organizzato (temporali sparsi). Sono spesso di natura termica (temporali di calore) Temporali organizzati (sparsi/diffusi): insieme di celle temporalesche che interagiscono tra loro formando delle strutture organizzate in linee o in agglomerati. In alcuni casi tali strutture possono assumere dimensioni notevoli (dalla decina a un centinaio di Km lineari) e sono in grado di interessare porzioni molto vaste di territorio. Si tratta quindi di temporali in genere da sparsi a diffusi, anche se i fenomeni più intensi possono interessare solo porzioni ristrette di territorio e per periodi limitati . Sono spesso associati al transito di perturbazioni/sistemi frontali (presenza di una forzante meteo ben definita e a grande scala spaziale). Temporali persistenti o autorigeneranti: si tratta tipicamente di fenomeni organizzati che, a causa di una particolare configurazione dei venti alle diverse quote, possono rigenerarsi e insistere in una determinata zona per un tempo molto lungo anche maggiore di qualche ora. Di conseguenza, con queste tipologie di fenomeni, si possono avere quantitativi di pioggia molto consistenti che possono provocare inondazioni ed allagamenti (nubifragi).
La formazione di nubi temporalesche normalmente avviene in quattro fasi distinte sotto riportate. Sollevamento – In questa prima fase si ha quando una massa d’aria calda e carica di umidità, dagli strati più bassi dell’atmosfera a contatto con il suolo, improvvisamente tende a salire verso l’alto come una bolla d’aria spinta a salire della maggior leggerezza dell’aria calda in essa contenuta rispetto a quella più fredda che la circonda. Accrescimento - A causa della condensazione (passaggio di una elemento da stato gassoso a liquido) il vapore acqueo contenuto nell’aria, mano a mano che sale verso l’alto e si raffredda. L’ascensione della bolla d’aria continua fino a quando si trova ad avere una temperatura maggiore rispetto a quella dell’aria circostante per poi iniziare a diffondersi orizzontalmente nella sua parte sommitale (cumulonembo ad incudine). A quel punto la nube può raggiungere anche 10 – 12 km di altitudine). Durante questa fase di crescita, quando la nube ha raggiunto uno sviluppo verticale sufficiente, al suo interno sono presenti varie tipologie di meteore (gocce di pioggia, chicchi di ghiaccio e neve) le quali tuttavia non cadono subito, essendo trascinate verso l’alto dalle forti correnti ascensionali ancora presenti nella nube. Maturazione - In questa fase, le varie tipologie di meteore accresciute nella nube, raggiungono un peso sufficiente a vincere le correnti ascensionali e quindi iniziano cadere quando. In questa fase il cumulonembo produce dunque tutti i suoi possibili effetti e a seconda del suo sviluppo, della sua estensione e di diverse altre condizioni esterne, generando molteplici manifestazioni meteorologiche che raggiungono il suolo e che possono andare dalla pioggia alla grandine, in alcuni casi alla neve, alle raffiche di vento, in alcuni casi alla formazione di tornado, trombe d’aria e scariche elettriche (fulmini). Decadimento - La nube temporalesca, man mano che scarica il materiale (pioggia, grandine, neve) accumulato al suo interno, tende ad attenuarsi fino alla sua completa dissipazione. Generalmente le precipitazioni temporalesche sono di breve durata, a carattere impulsivo e caratterizzate da forti intensità e con una distribuzione sul territorio solitamente molto irregolare.
L’ Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) definisce ii temporali come: scariche elettriche improvvise che si manifestano con un lampo di luce (fulmine) ed un suono secco o roboante (tuono), associati a nubi convettive cumulonembi) e solitamente accompagnati da precipitazioni in forma di rovescio, grandine o occasionalmente neve. I temporali sono dunque fenomeni meteorologici legati a condizioni di instabilità atmosferica che si crea qundo masse di aria di diversa temperatura e densità si scontrano. Questo a volte, favorisce la formazione di nubi molto sviluppate in altezza, chiamate nubi cumuliformi, che nel caso specifico dei temporali, arrivano a formare una nube particolarmente imponente chiamata cumulonembo. Tali nuvole sono in grado di dare origine ad uno o più fenomeni meteorologici come: precipitazioni intense (forti rovesci), raffiche di vento (a volte trombe d’aria), grandine, attività elettrica (fulminazioni). Nella figura sotto riportata sono indicate le diverse tipologie di nubi che si formano nella troposfera terrestre a diverse altitudini dal suolo.
Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.