Frosinonemeteo.it - Stazione meteo di Frosinone - Meteorologia ed Astronomia.
Latitude: 41° 37' 22" N - Longitude: 13° 19' 36" E
Time Zone: (GMT+01.00 - CEST) Rome
Il Sole oggi
Sorge
Tramonta
5:36
20:34
Il crepuscolo oggi
Mattutino
Serale
Astronomico
3:31
22:39
Nautico
4:20
21:50
Civile
5:03
21:07
Oggi abbiamo : 14:58 ore di luce / 9:2 ore di buio.
In Frosinonemeteo.it, oltre a dettagliate informazioni di Meteorologia, troverete una ampia sezione di Astronomia in grado di soddisfare le esigenze di neofiti, astrofili ed appasionati in genere.
La stazione meteorologica è attiva da Maggio 2009 ed è inserita nella rete di rilevamento dati nazionale MeteoNetwork - Centro Epson Meteo. Riconosciuta affidabile in termini di consolidato e qualità dei dati e premiata con il ranking 5 stelle.
WEBCAM - Frosinone bassa vista Corso Lazio
Dati meteo, rilevati da questa stazione, in tempo reale
Lo spazio, apparentemente vuoto, che circonda i pianeti del sistema solare nasconde invece una moltitudine di piccoli corpi celesti per lo più frammenti di asteroidi e comete.
Lo spazio, apparentemente vuoto, che circonda i pianeti del sistema solare nasconde invece una moltitudine di piccoli corpi celesti per lo più frammenti di asteroidi e comete.
La maggior parte sono residui di comete con dimensioni micrometriche o millimetriche, normalmente legati a sciami ben definiti e vengono chiamati meteore. Altri, probabilmente frammenti di asteroidi, dal diametro di alcuni centimetri ad alcuni metri e di origine pietrosa o ferrosa, sotto l' azione della gravità, entrano in traiettoria di collisione con i pianeti dove finiscono per impattare. Quest' ultimi vengono definiti meteoriti.
Basta osservare la superficie lunare per vedere i segni evidenti di impatti meteorici che il nostro satellite, non avendo alcuna protezione atmosferica, ha avuto e continua ad avere nel corso degli anni.
Fortunatamente il nostro pianeta possiede una densa atmosfera per cui, questi corpi penetrandovi alla velocità di alcune decine di km/s , si incendiano a causa dell’attrito con l’aria riducendosi notevolmente di peso e volume in pochi secondi. Possono comunque impattare al suolo ma essendo solo circa il 5% della superficie terrestre abitata dall' uomo, la probabilità che causino danni a cose e persone è davvero scarsa.
Le meteore invece, essendo di piccole dimensioni, nell' attraversare l' atmosfera terrestre bruciano completamente autodistruggendosi. Se ciò avviene di notte il risultato visibile è una bellissima scia luminosa che nel linguaggio comune viene chiamata anche stella cadente.
Quando la Terra, nel percorrere la sua orbita intorno al sole, attraversa settori di cielo che precedentemente sono stati attraversati da comete, si può osservare il fenomeno dei sciami meteorici e cioè una caduta di meteore (con frequenza maggiore di 10 per ora) provenienti da settori di cielo ben delimitati detti radianti.
Frammenti con diametri maggiori, chiamati bolidi, emettono una intensa luminosità (magnitudine superiore a -4 ) e se si avvicinano sufficientemente al suolo terrestre (entro 50 km) è possibile udire addirittura un rumore simile ad un sibilo o un tuono. Ovviamente il rumore viene udito con un certo ritardo a causa della diversa velocità, nell' aria, del suono e della luce (così come avviene per fulmini e tuoni durante un temporale).
La velocità con cui una particella che viaggia nello spazio entra nell’ atmosfera terrestre dipende dalla sua velocità intrinseca, pari o inferiore a 42 Km/s che è la velocità di fuga del sistema solare ( se fosse superiore, sappiamo che fuggirebbe dal sistema solare), nonché dalla sua direzione rispetto al movimento di rivoluzione della Terra. La velocità di rivoluzione della Terra attorno al Sole è di circa 30 Km/s ; tale velocità viene sottratta se il corpo proviene dalla stessa direzione della Terra, viene sommata se proviene dalla direzione opposta (scontro frontale). Di conseguenza una meteorite può entrare nell’ atmosfera terrestre con una velocità compresa tra 12 e 71 Km/s. In base alle sue dimensioni può essere più o meno rallentato dall’ atmosfera terrestre.
La massa di materiale meteorico che ogni giorno colpisce la Terra è compresa tra 1.000 e 10.000 tonnellate ed e dovuta principalmente a micro meteoriti per lo più invisibili e che hanno un diametro inferiore a 0,1 mm.. La massa di bolidi e grossi meteoriti ammonta a circa 1 tonnellata al giorno.
Dal punto di vista strutturale i meteoriti vengono suddivisi in ferrosi e petrosi
Quelli ferrosi, anche detti “sideriti” sono costituiti essenzialmente da ferro e nichel mentre quelli petrosi, detti anche “aeroliti” sono costituiti principalmente da ossigeno, ferro, silicio e magnesio. Quest’ ultimi vengono ulteriormente suddivisi in “condriti” ed “acondriti” a seconda della presenza più o meno delle “condrule” che sono piccole formazioni globulari di 1 mm circa, costituite da diversi silicati come “olivina” e “pirosseni”. Nei ritrovamenti meteorici quelli petrosi sono di gran lunga più numerosi. Una caratteristica comune a tutti i meteoriti è la presenza di una “crosta di fusione” dovuta al surriscaldamento conseguente all’ attraversamento dell’ atmosfera terrestre.
TABELLA : Principali sciami meteorici
Nome
Periodo dell'anno
Giorno ottimale
Ora (TU)
Quadrantidi
gen 01-05
gen 03
23.00
Virginidi
mar 31-mag 13
apr 18
22.00
Libridi
mag 01-09
mag 05
23.30
Lyridi giugno
giu 09-24
giu 16
21.00
Ophiuchidi
giu 02-lug 02
giu 19
21.30
Aquilidi
mag 02-lug 20
giu 19
21.00
Corvidi
giu 25-lug 03
giu 27
21.00
Pegasidi
lug 07-13
lug 11
20.30
Cygnidi (UAI)
lug 25-31
lug 28
20.30
Cassiopeidi
lug 29-ago 13
ago 10
21.00
Bootidi
ago 01-20
ago 10
20.00
Perseidi alpha
ago 07-24
ago 12
21.00
Camelopardidi
ago 11-16
ago 13
20.00
Piscidi sud
ago 31-ott 30
set 18
21.00
Orionidi
ott 19-29
ott 22
00.00
Tauridi nord
set 19-dic 05
nov 14
20.00
Leonidi
nov 14-20
nov 18
01.00
Bielidi (AND)
nov 15-dic 06
nov 27
19.00
Monocerontidi
nov 27-dic 17
dic 10
22.00
Geminidi
dic 03-19
dic 14
21.00
Ursidi
dic 17-25
dic 22
22.00
Alcuni meteoriti impattati sul nostro pianeta
Meteor-Crater" è un grande cratere meteoritico situato in Arizona (Stati Uniti). Largo circa 1.200 metri e profondo 170 metri è stato generato 49.000 anni fa dall'impatto di una meteorite del diametro di circa 46 metri.
Meteorite sfuggente
L'unico caso noto di una meteorite che entrò nell'atmosfera della Terra e ne riuscì è quello dell’oggetto del 10 agosto 1972. Pare che essa si sia avvicinata alla ad una velocità relativa di 10 km/s, che aumentò a 15 km/s in conseguenza dell’accelerazione di gravità. L’oggetto entrò nell’atmosfera con una angolazione molto stretta diventando visibile all’altezza di 76 km al di sopra dello Utah e raggiunse il punto più vicino al suolo a 58 km al di sopra del Montana. Qindi cominciò a risalire e divenne invisibile a poco più di 100 km sopra la provincia canadese di Alberta, dopo un periodo di visibilità di 1 minuto 41 secondi. La sua magnitudine apparente fu stimata, da testiimoni oculari, ad almeno -15m e il diametro dell’ oggetto potrebbe essere stato anche di circa 80 metri. Dopo essere emersa dall’atmosfera terrestre, la meteorite rientrò in un’orbita solare, anche se senza dubbio in qualche misura modificata da questo incontro, ed è presumibile che stia ancora orbitando attorno al Sole.
Oltre l'orbita di Nettuno, ad una distanza che va tra 30 e 50 UA (Unità Astronomiche ovvero la distanza Terra – Sole pari a circa 150 milioni di chilometri) si estende la cosiddetta fascia di Kuiper (dal nome dei due astronomi Kenneth Edgeworth e Gerard Peter Kuiper), una regione popolata da migliaia di corpi rocciosi ghiacciati.Tra i più grandi troviamo Eris e Plutone. Quest' ultimo ritenuto sino al 2005 come il nono e ultimo pianeta del Sistema Solare. La scoperta di altri corpi di dimensioni analoghe presenti nella stessa fascia ( Haumea, Makemake, Eris ecc.) ha però portato la comunità astronomica a rivedere questa classificazione. Plutone è stato quindi inserito tra i pianeti nani, in pratica una via di mezzo tra un pianeta e un asteroide. Oggi conosciamo più di 100000 corpi minori sopra i 100 km (Kuiper Belt Objects – KBO) e molti altri di dimensioni maggiori potrebbero venire scoperti nei prossimi anni. Misure spettroscopiche mostrano però differenze sostanziali tra questi KBO e gli asteroidi, rendendoli più simili a dei nuclei cometari. Dalla fascia di Kuiper, si ipotizza, possano provenire le comete di corto periodo che impiegano meno di 200 anni per orbitare intorno al sole e viaggiano approssimativamente nel piano in cui la maggior parte dei pianeti orbitano.
Nube di Oort
Molto al di là della fascia di Kuiper, nelle fredde vastità del Sistema Solare esterno (tra 20.000 e 100.0000 UA), si ipotizza una popolosissima 'nube' (detta “nube di Oort”) costituita di piccoli corpi ghiacciati. Hanno dimensioni da qualche centinaio di metri ad alcune decine dii chilometri e forme più disparate. Presentano orbite instabili e sono composti da roccia, polvere, acqua ghiacciata e di altre sostanze come l' anidride carbonica ed ammoniaca. Dalla nube di Oort, si ipotizza, possano provenire le comete di lungo periodo con orbite molto lunghe ed eccentriche e che impiegano migliaia di anni per girare intorno al sole e si osservano nel sistema solare interno solo una volta.
Secondo le tesi più accreditate, la nube di Oort potrebbe essere un residuo della nebulosa originale da cui si formarono il Sole e i pianeti 5 miliardi di anni fa. Vista la sua distanza dal Sole risulterebbe debolmente legata al sistema solare e non si esclude che anche le altre stelle abbiano una nube di Oort.
Comete
Dalla "nube di Oort" e dall "fascia di Kuiper" occasionalmente alcuni corpi, con orbite molto instabili o probabilmente a seguito di mutue collisioni, cambiano traiettoria e si dirigono verso il Sole venendone gradualmente riscaldati e diventando,ai nostri occhi delle splendide Comete. Arrivati all'interno dell'orbita di Giove il calore del Sole è sufficiente a stimolare l'evaporazione degli strati ghiacciati più esterni. Attorno al nucleo viene così a formarsi una nuvoletta di gas e polveri di forma arrotondata detta chioma. Il vento solare, costituito da un getto continuo di particelle che vengono rilasciate dal Sole e scagliate nello spazio ad alte velocità, spinge la polvere ed il gas ionizzato fuori dalla chioma stessa originando quel getto di materiale che va a formare la coda che si espande sempre in direzione opposta a quella del sole. Alcune comete impattano sul Sole ma alcune vi girano attorno per poi riallontanarsi nel buio profondo da dove sono venute per riaffacciarsi dopo anni, secoli, millenni o per sparire del tutto a seconda che seguano una orbita ellittica, parabolica o iperbolica. Famosa è la cometa di Halley che , proveniente dall fascia di Kuiper, si ripresenta nei pressi del Sole con una periodicitè di 76 anni (ultimo avvicinamento 1986).
In base alle loro orbite le comete possono essere suddivise in quattro diversi gruppi:
comete a corto periodo (minori di 20 anni) - Hanno orbite ellittiche eccentriche. La maggior parte di queste comete si muovono sul piano dell’eclittica (piano ideale dove ruotano tutti i pianeti del Sistema Solare) e nel senso di rivoluzione degli altri pianeti del Sistema Solare
comete a periodo intermedio (tra 20 e 200 anni). Hanno orbite ellittiche molro eccentriche. Risultano legate alla Fascia di Kuiper.
comete a lungo periodo (maggiore di 200 anni) - Hanno orbite ellittiche con elevatissima eccentricita.Risultano legate alla Nube di Oort e il loro piano orbitale non coincide necessariamente con il piano dell’eclittica.
comete non periodiche o extrasolari - .Percorrono orbite paraboliche o iperboliche (eccentricita >= 1) e quindi abbandoneranno per sempre il Sistema Solare una volta passate alla minima distanza del Sole.
Le comete hanno vita, dal punto di vista astronomico, relativamente breve. Il loro nucleo viene progressivamente impoverito di materia dai ripetuti passaggi vicino al Sole fino al punto che la coda non si può più formare. In tal caso rimane solo il materiale più interno roccioso. Se quest’ ultimo non è abbastanza coeso, la cometa può svanire in una nuvola di polveri. Se invece il nucleo è consistente, la cometa diventata un asteroide inerte, che non subirà più cambiamenti.
Alcune comete possono subire una fine più violenta inghiottite dal Sole o entrando in collisione con un pianeta del Sistema Solare. Le collisioni tra pianeti e comete sono piuttosto frequenti su scala astronomica ed il nostro pianeta non ne è immune.
Il 2 marzo 2004 fu lanciata, dall’ Agenzia Spaziale Europea, la sonda Rosetta con lo scopo di raggiungere e studiare la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko scoperta nel 1969 . Ad agosto 2014 (dopo 10 anni dal lancio) la sonda incontrò la cometa è la “scortò” , per 2 anni, nel suo viaggio attorno al Sole , fino al Settembre 2016 quando la sonda fu fatta scendere sulla cometa, dopo aver percorso 7,9 miliardi di chilometri. Come programmato, dopo l’arrivo sulla superficie, Rosetta smise di funzionare. La missione Rosetta ha fornito una moltitudine di dati molti dei quali sono ancora oggetto di studio. I dati elettromagnetici hanno rilevato che la cometa ha un rapporto polvere/ghiaccio variabile da 0,4 a 2,6 con un’alta porosità (dal 75 % all’85%). È stata rilevata la presenza di 16 composti organici (molte a base di carbonio); alcuni di questi composti non erano mai stati avvistati sulle comete (come l’acetone e l’acetamide). Lo spettrometro ha indicato la presenza di ossigeno molecolare (come quello che respiriamo qui sulla Terra) in una concentrazione pari al 3,8 per cento nella nuvola di gas, composta principalmente da vapori d’acqua. Le temperature giornaliere registrate , nella zona di atterraggio, vanno da -183°C a -143°C .
Con il termine Near Earth Objects (letteralmente: oggetti vicini alla Terra), abbreviato in NEO, viene indicata quella popolazione di corpi minori che orbitano intorno al Sole su traiettorie tali da poter incrociare l’orbita terrestre e, quindi, rappresentare un concreto rischio di collisione con il nostro pianeta.
Tale popolazione è composta principalmente da asteroidi (nel qual caso ci riferiremo ai NEA – Near Earth Asteroid) ma in minima parte, anche da comete denominate NEC –Near Earth Comet.
A Luglio 2019 la Nasa, tramite la missione NEOWISE che nel 2009 ha messo in orbita un telescopio spaziale, ne ha scoperte 28.
TABELLA : Nanopianeti
Nome
Tipologia
Dimensioni o Diametro medio (km)
Massa (kg)
Semiasse maggiore (103km)
Eccentricità
Periodo orbitale (giorni-Terra)
Satelliti
Scoperta
1 Cerere
asteroide
975x909
9.5x1020
413.715
0.080
1.679
1801
90482 Orco
plutino
840x1880
6.2/7.0x1020
5.903.997
0.218
90.558
2004
134340 Plutone
plutino
2306
1.305x1022
5.906.376
0.24880766
90.616
Caronte Notte Idra
1930
20000 Varuna
cubewano
1040
5.9x1020
6.451.398
0.051
103.440
2000
136108 Haumea
cubewano
1960x1518x996
4.2x1021
6.484.000
0.18874
104.234
Hi'iaka(136108) Namaka(136108)
2004
50000 Quaoar
cubewano
1260x190
2.6x1021
6.493.296
0.034
104.452
2002
136472 Makemake
cubewano
1600x2000
4x1021
6.850.200
0.159
113.179
2005
136199 Eris
disco diffuso
2400
1.67x1022
10.123.000
0.44177
203.459
Disnomia
2005
90377 Sedna
disco diffuso
1180x1800
1.7/6.1x1021
78.629.540
0.855
4.401.469
2001
TABELLA : Dati orbitali di alcune famose comete periodiche
Nome
P
T
Q
A
E
I
1P Halley
76,1
09/02/1986
0,587
17,94
0,967
162,2
2P Encke
3,3
21/12/2003
0,34
2,21
0,847
11,8
6P D'Arrest
6,51
01/08/2008
1,346
3,49
0,614
19,5
9P Tempel 1
5,51
07/07/2005
1,5
3,12
0,519
10,5
19P Borrelly
6,86
14/09/2001
1,358
3,61
0,624
30,3
21P Giacobini-Zinner
6,52
21/11/1998
0,996
3,52
0,706
31,8
26P Grigg-Skjellerup
5,09
22/07/1992
0,989
2,96
0,664
21,1
55P Tempel-Tuttle
32,92
28/02/1998
0,982
10,33
0,906
162,5
73P Schwassmann-Wachmann 3
5,36
02/06/2006
0,937
3,06
0,694
11,4
75P Kohoutek
6,24
28/12/1973
1,571
3,4
0,537
5,4
76P West-Kohoutek-Ikemura
6,46
01/06/2000
1,596
3,45
0,540
30,5
81P Wild 2
6,39
25/09/2003
1,583
3,44
0,54
3,2
107P Wilson-Harrington
4,29
26/03/2001
1
2,64
0,623
2,8
Hale-Boop
4000
31/03/1997
0,914
250
0,995
89,4
Hyakutake
40000
01/05/1996
0,23
1165
0,999
124,9
P = periodo orbitale (Anni) - T = passaggio perielio - Q = distanza perielio (Unità Astronomiche)
A = semiasse maggiore (Unità Astronomiche) - E = eccentricità - I = inclinazione orbitale (°)
NB. Normalmente le comete vengono nominate con il nome dello scopritore.
La nomenclatura xP che precede il nome della cometa indica il numero di passaggi osservati.
Nello spazio compreso tra Marte e Giove, ad una distanza compresa tra 2 e 4 UA dal Sole, orbitano una moltitudine di corpi celesti minori detti Asteroidi . Sono piccoli corpi rocciosi completamente desertici, di dimensioni e forme molto varie il cui diametro va da alcuni chilometri a qualche migliaio di chilometri (vedi figura a lato). Alcuni hanno anche dei piccoli satelliti che vi girano attorno e quindi vengono definiti come asteroidi multipli Date le loro dimensioni, gli asteroidi sono molto difficili da individuare e solo grazie a strumenti sempre più potenti, oggi ne sono stati classificate diverse decine di migliaia.Oltre questo gruppo, orbitante nella fascia di cielo che va tra Marte e Giove detta fascia principale, ne esistono altri. Un gruppo di oltre un migliaio, è costituito dai cosiddetti troiani che ruotano sulla stessa orbita di Giove; alcuni precedono ed altri inseguono questo pianeta ad una distanza angolare di circa 60°. Altri gruppi minori, simili a quello descritto, sono sulle orbite di Marte e di Nettuno.Un' altro gruppetto, detto dei centauri orbitano tra i pianiti Giove e Saturno. Alcuni asteroidi, a causa delle loro orbite molto eccentriche e delle perturbazioni planetarie, possono avvicinarsi pericolosomente al nostro pianeta e per questo la NASA e l’europeo NEODys (parzialmente finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea e coordinato dall’Università di Pisa) ha avviato un progetto chiamato Near Earth Object Observation (NEOO) per individuare tutti quelli potenzialmente pericolosi per la Terra.
Questi asteroidi chiamati in inglese “ NEA (Near Earth Asteroid) ” cioè “asteroidi vicini alla terra” hanno orbite che si avvicinano molto a quella del nostro pianeta ed alcune addirittura la intersecano. Essi sono stati catalogati in 4 classi:
Classe Aten : Hanno un semiasse maggiore orbitale inferiore ad una Unità Astronomica, ma con distanza all’afelio (distanza massima dal Sole lungo l’orbita) maggiore della distanza perielica della Terra, pari a 0,983 UA. Gli Aten sono dunque oggetti che passano parte del loro periodo orbitale all’interno dell’orbita terrestre ma possono anche spingersi ad una distanza maggiore.
Classe Apollo : Al contrario degli Aten, gli Apollo sono caratterizzati da un semiasse maggiore più grande di quello della Terra, ma con distanza al perielio inferiore alla distanza afelica della Terra, pari a 1,017 UA. Si tratta, quindi, di oggetti che orbitano al di fuori dell’orbita terrestre per la maggior parte del tempo ma che, in alcuni momenti, si spingono anche all’interno. .
Classe Amor : Gli oggetti appartenenti a questa classe hanno orbite caratterizzate da una distanza dal perielio (distanza minima dal Sole) compresa tra 1,017 ed 1,3 UA. Si tratta, cioè, di oggetti che al perielio si spingono nella zona compresa tra le orbite della Terra e di Marte. Non possiamo, però, escluderli dalla lista degli oggetti pericolosi perché, anche se al momento non costituiscono un pericolo reale, dato che essi non intersecano l’orbita terrestre, l’evoluzione dinamica è comunque caotica. .
Classe Atira : A questa classe appartengono quegli oggetti caratterizzati da un’orbita interamente compresa all’interno di quella terrestre (vale a dire con perielio ed afelio minori di 1 UA). Tale classe, fino a pochi anni fa, era solo definita teoricamente in quanto gli oggetti in essa contenuti risultavano impossibili da vedere, a causa della loro posizione apparente molto vicina a quella del Sole.
Le orbite dei NEA sono essenzialmente caotiche e quindi del tutto imprevedibili in tempi relativamente lunghi. Ad un centinaio di anni è possibile definire solo una stima grossolana delle loro orbite. Qualsiasi previsione a tempi più lunghi è completamente priva di senso.
A Luglio-2019 ne sono stati individuati contati 20533 di cui 896 con diametro superiore ad 1 Km e 8684 con diametro maggiore di 140 metri (vedi grafico a lato).
Anche se i numeri possono creare qualche preoccupazione le probabilità che qualche asteroide, di grandi dimensioni, impatti sulla Terra sono veramente remote. Gli effetti di un eventuale impatto dipendono da vari fattori quali dimensioni, composizione chimica, velocità dell’ asteroide ed angolo di incidenza con il quale entra nell’ atmosfera terrestre. Considerando che circa il 71% della superficie terrestre e composta da oceani e che solo una piccola parte del rimanente 29% è abitabile ( vi sono montagne, deserti, calotte polari, foreste ecc.) le probabilità che un asteroide cada in zone densamente popolate è veramente minima.
Di seguito riportiamo una tabella basata su alcuni dati puramente probabilistici e teorici che descrive approssimativamente gli effetti conseguenti ad un impatto da asteroidi di varie dimensioni.
Diametro (metri)
Energia sviluppata (Megatoni)
Intervallo (Anni)
Conseguenze
< 50
< 10
< 1
Per lo più esplodono nell’alta atmosfera e non raggiungono la superficie; non provocano danni
75
10 – 100
1.000
I meteoroidi ferrosi producono crateri come il Meteor-Crater in Arizona; quelli rocciosi producono esplosioni in aria come nel 1908 a Tunguska in Siberia ; l’impatto può distruggere un’area vasta quanto una città
160
100 – 1.000
5.000
I meteoroidi ferrosi e rocciosi colpiscono il suolo; l' impatto può distruggere un' area metropolitana come New York o Tokio
350
1.000 – 10.000
15.000
L’impatto sulla terraferma distrugge un’area vasta quanto un piccolo stato; l’impatto negli oceani produce piccoli maremoti tsunami.
700
10.000 -100.000
63.000
L’impatto sulla terraferma distrugge un’area vasta quanto uno stato medio come la Virginia; l’impatto negli oceani genera grandi maremoti e tsunami
1700
10^5 – 10^6
250.000
L’impatto sulla terraferma solleva grandi quantità di polveri con conseguenze a livello globale; viene distrutta un’area vasta quanto un grande stato come la California o la Francia.
5000
10^7 – 10^8
50.000.000
L’impatto sulla terraferma solleva grandi quantità di polveri con conseguenze a livello globale; viene distrutta un’area vasta quanto diversi stati. L’impatto negli oceani genera grandi maremoti e tsunami
La Nasa in collaborazione con ESA (agenzia Spaziale Europea), da poco, a avviato un programma spaziale chiamato AIDA ( Asteroid Impact & Deflection Assessment) che prevede il lancio di una sonda spaziale per deviare la traiettoria degli asteroidi.
Il primo test è programmato per il 2022. L‘obiettivo scelto per questo “esperimento” è l’asteroide binario (65803) Didymos, composto da un corpo principale del diametro di circa 800 metri e da un corpo secondario che gli orbita intorno ad una distanza di circa 1,2 chilometri e di diametro pari a circa 170 metri e che nel 2022 passerà a soli 0,11 UA dalla Terra. Contro il corpo secondario verrà lanciato un “proiettile” di 300 kg di massa ad una velocità superiore ai 22.000 km/h. Tale impatto dovrebbe modificare lievemente la velocità dell’asteroide e di conseguenza anche la sua traiettoria orbitale.
Per circa 165 milioni di anni la Terra è stata dominata da una forma di vita che ha sempre esercitato un grande fascino sull’immaginario collettivo: i dinosauri.
Essi dominavano il pianeta in ogni ambiente, terra, acqua e cielo e si trovavano praticamente in cima alla catena alimentare. Eppure, ad un certo momento della storia (circa 65 milioni di anni fa), sono improvvisamente estinti lasciando il posto ad altre forme di vita. Per molti anni gli scienziati esperti in diverse discipline hanno cercato di dare una spiegazione plausibile al “mistero” ma solo a partire dall’inizio degli anni ’80 che ha preso corpo l’ipotesi della caduta di un oggetto celeste (asteroide o cometa). Questa ipotesi, ritenuta la più probabile, tuttavia non trovava le necessarie conferme scientifiche.
Si è dovuti aspettare fino al 1991, quando effettuando sofisticate misure di tipo magnetico e gravimetrico, venne rilevata una strana formazione geologica circolare nella penisola dello Yucatan (Messico), sepolta oltre un chilometro sotto la superficie del villaggio Chicxulub. Ulteriori studi stabilirono con grande certezza che la struttura era il residuo di un cratere da impatto la cui età è stimata in circa 65,9 milioni di anni. Il diametro del cratere era di circa 170 chilometri, compatibile con l’impatto di un oggetto di diametro compreso tra i 5 ed i 10 chilometri.
L’urto potrebbe aver liberato una energia di circa 190 milioni di megatoni mentre circa 50.000 chilometri cubici di polveri si sarebbero sollevate e diffuse nell’atmosfera rendendola opaca ai raggi solari e determinando sostanziali cambiamenti climatici. Le conseguenze le conosciamo: la fotosintesi delle piante sarebbe cessata e si sarebbe perso il primo anello della catena alimentare, andando a colpire prima gli animali erbivori e poi i carnivori tra i quali i dinosauri. In una condizione assimilabile al cosiddetto “inverno nucleare”, solo alcune piccole specie di animali onnivori riuscirono a sopravvivere nutrendosi con quello poco che trovavano.
TABELLA : Asteroidi rilevanti
Nome
Diametro medio (km)
Semiasse maggiore (U.A.)
Eccentricità
Scoperta
2060 Chirone
137
13.670
0.382
1977
5145 Folo
185
20.431
0.573
1992
7066 Nesso
?
24.591
0.520
1993
8405 Asbolo
66
17.958
0.619
1995
10199 Cariclo
275
15.87
0.176
1997
433 Eros
13x13x33
1.458
0.223
1898
433 Albert
2.4
4.085
0.552
1911
887 Alinda
24
?
0.555
1918
1036 Ganimede
31.7
4.091
0.537
1924
1221 Amor
1.5
2.754
0.435
1932
1862 Apollo
1.7
1.471
0.560
1932
1866 Sisifo
8.5
1.894
0.539
1972
4179 Toutatis
2.4
2.522
0.635
1989
25143 Itokawa
5.35x2.94x2.09
1.324
0.280
1998
2062 Aten
6
0.790
0.183
1976
99942 Apofi
0.35
0.922
0.191
2004
TABELLA : Principali asteroidi multipli
Asteroide
Dimensioni (km)
Satellite
Dimensioni (km)
Distanza (km)
Categoria
22 Calliope
231.4x175.3x146.1
(22) Linus
38
1.065
Fascia principale
45 Eugenia
214.6
(45) Petit-Prince S/2004 (45) 1
12.7 6
1.184 1.180
Fascia principale
87 Silvia
384x264x232
(87) Romolo (87) Remo
18 7
1.356 706
Fascia principale
90 Antiope
110
S/2000 (90) 1
110
170
Fascia principale
121 Hermione
265x180x180
(121) La Fayette
18
794.7
Fascia principale
243 Ida
59.8x25.4x18.6
(243) Dactyl
1.6x1.4x1.2
108
Fascia principale
617 Patroclo
105
(617) Menezio
95
6100
Asteroide Troiano
854 Frostia
15?
S/2004 (854) 1
?
50
Fascia principale
1862 Apollo
1.7
S/2005 (1862) 1
0.08
3
Asteroide Apollo
3671 Dioniso
1.5
S/1997 (3671) 1
0.4
2.2
Asteroide Near-Earth
3749 Balam
7
S/2002 (3749) 1
1.5
310
Fascia principale
(26308) 1998 SM165
420?
S/2001 (26308) 1
170?
11.310
Oggetto Trans-Nettuniano
(47171) 1999 TC36
590?
S/2001 (47171) 1
250?
7.640
Plutino
(66391) 1999 KW4
1.2
S/2001 (66391) 1
0.36
2.6
Asteroide Near-Earth
69230 Hermes
0.4
S/2003 (69230) 1
0.4
1
Asteroide Apollo
La tabella seguente riepiloga i NEA (Near Earth Asteroid) che potrebbero impattare la Terra nei prossimi 100 anni. Essi sono stati rilevati dal sistema "JPL Sentry" in base alle osservazioni disponibili eseguite fino a Luglio 2019.
Ad esclusione di Mercurio e Venere, tutti gli altri pianeti del Sistema Solare hanno un numero variabile di corpi celesti solidi, chiamati satelliti naturali , che vi girano attorno.
Il temine "naturali" è stato aggiunto per distinguerli dai satelliti artificiiali lanciati dall' uomo a partire dagli anni 60. I satelliti naturali hanno una massa molto inferiore a quella del pianeta al quale sono legati gravitazionalmente inoltre i pianeti con massa maggiore possiedono un maggiore numero di satelliti. Il nostro pianeta, la Terra, ha un solo sateliite naturale chiamato "Luna" ed è l' unico pianeta ad avere un solo satellite naturale. Anche al moto dei satelliti si possono applicare le leggi di Keplero viste nella sezione "Moti dei pianeti"
Negli ultimi decenni, grazie soprattutto alle sonde Voyager, sono stati scoperti numerosi nuovi satelliti del sistema solare. Oggi se ne conoscono complessivamente 185 di cui: 2 di Marte e uno della Terra; 79 di Giove, 82 di Saturno, 27 di Urano e 14 di Nettuno.
Nel moto dei satelliti si riscontrano alcune significative caratteristiche comuni:
Le orbite sono, in generale, quasi circolari e giacciono press'a poco nel piano equatoriale del pianeta di appartenenza. Soltanto 13 satelliti hanno orbite inclinate di oltre 5° rispetto a tale piano: gli 8 satelliti più esterni di Giove (Leda, Himalia, Lisitea, Elara, Ananke, Carme, Pasifae e Sinope), i 2 più esterni di Saturno (Giapeto e Phoebe), i 2 più esterni di Nettuno (Tritone e Nereide).
In grande maggioranza, i satelliti percorrono le loro orbite in senso diretto (cioè antiorario); fanno eccezione 7 dei satelliti già menzionati (Ananke, Carme, Pasifae, Sinope, Phoebe, Tritone e Caronte), che si muovono nel senso retrogrado (orario).
Tutti i satelliti, dei quali sia stato possibile misurare la velocità di rotazione, hanno rotazione sincrona, cioè il loro periodo di rotazione è uguale al periodo di rivoluzione intorno al pianeta: essi pertanto ruotano, come la Luna intorno alla Terra, rivolgendo al pianeta sempre lo stesso emisfero. Ciò è prodotto dalle forze di marea esercitate dal pianeta, le quali rallentano la rotazione di un satellite, fino a portarlo nello stato di rotazione sincrona.
Agli effetti delle forze di marea si attribuiscono anche altre caratteristiche dinamiche dei satelliti. Le orbite di tre dei maggiori satelliti di Giove (Io, Europa e Ganimede) sono spaziate in modo che il periodo di rivoluzione di Europa è doppio di quello di Io, mentre il periodo di Ganimede è, a sua volta, doppio di quello di Europa. Non si tratta di una coincidenza casuale, ma di un fenomeno di accoppiamento (o risonanza) gravitazionale prodotto dalle forze di marea che agiscono fra questi corpi: se il periodo di rivoluzione di uno dei tre satelliti dovesse cambiare, gli altri due modificherebbero i loro periodi ripristinando la situazione di equilibrio iniziale. Si è anche trovato che i tre satelliti si muovono sulle rispettive orbite in modo che non possano mai trovarsi tutti e tre allineati dalla stessa parte di Giove. Alcuni satelliti, detti coorbitali, condividono una medesima orbita. Il caso più notevole è quello di Teti, Calipso e Telesto, che descrivono intorno a Saturno la stessa orbita, quasi perfettamente circolare, dando vita a una singolare situazione dinamica: infatti, i due satelliti più piccoli, Calipso e Telesto, occupano sull'orbita i punti di Lagrange, cioè le posizioni di equilibrio stabile per un corpo soggetto all'attrazione gravitazionale di Teti e del vicino Dione.
Per quando concerne le dimensioni, la maggior parte dei satelliti naturali sono molto più piccoli della nostra Luna, alcuni addirittura hanno dimensioni paragonabili a quelle degli asteroidi. Fanno eccezione alcuni satelliti di Giove (Ganimede, Callisto,Io, Europa) e uno di Saturno. (Titano). In particolare Ganimede, con un diametro di circa 5300 Km (diametro della Luna 3480 Km), è in assoluto il più grande del sistema solare, seguito da Titano (diametro= 5150 Km) e Callisto (diametro = 4820 km). Tutti gli altri sono più piccoli della luna di cui una decina con diametro maggiore di 1000 Km e gli altri con diametri minori di 500 km fino a 10 Km.
Per quanto riguarda le origini dei satelliti vi sono numerose ipotesi. Le proprietà viste in precedenza inducono a pensare che i sistemi di satelliti abbiano avuto un'origine simile a quella del sistema planetario. Intorno ai nuclei di condensazione dei pianeti esterni dovettero formarsi delle piccole nebulose dalle quali, per accrescimento e collisioni, derivarono i vari satelliti. Questa teoria però, lascia aperti numerosi problemi. Essa non è in grado di spiegare l'origine dei satelliti che hanno moto retrogrado e, più in generale, di quelli le cui orbite sono fortemente inclinate rispetto al piano equatoriale di un pianeta. Si pensa che questi satelliti siano planetesimi che, avvicinatisi al pianeta di massa maggiore, rimasero catturati dal suo campo gravitazionale. Per superare le difficoltà dinamiche di tale processo, s'ipotizzano, poi, altri fenomeni: per satelliti, le perturbazioni prodotte sull'orbita del planetesimo dal campo gravitazionale di altri satelliti o l'attrito con un'atmosfera planetaria assai più estesa e densa di quella attuale.
L’unico satellite naturale della Terra orbita ad una distanza media di 384.400 km con un diametro di 3480 km una densita di 3,34 g/cm3 e un periodo di rivoluzione attorno alla Terra pari 27,32 giorni detto mese siderale o sidereo. La sua rotazione è sincrona(la durata è quindi uguale a quella del moto di rivoluzione) di conseguenza rivolge sempre lo stesso emisfero verso la Terra. Dal nostro pianeta si può comunque osservare una frazione
maggiore della metà della superficie lunare a causa del moto di librazione.
Si tratta di un fenomeno legato ai moti di rivoluzione e rotazione della Terra e della Luna per i quali si riesce a vedere il 59% della superficie lunare quindi solo il 41% rimane “nascosta”. Possiamo distinguere 3 tipi di librazione:
Librazione in latitudine: Dovuta al fatto che l’ asse di rotazione della Luna è inclinato di 7° sul piano orbitale, quindi in intervalli di mezzo mese siderale si rendono alternativamente visibili il polo nord e il polo sud con le regioni immediatamente circostanti.
Librazione di longitudine: Essendo il moto di rotazione uniforme mentre quello di rivoluzione variabile ( vedi III legge di Keplero) ne deriva che la rotazione avvolte anticipa ed altre ritarda rispetto al moto di rivoluzione cosicchè la luna appare talvolta ruotata un po’ verso ovest ed talvolta verso est. .
Librazione parallattica: Per effetto della parallasse si ha che da uno stesso punto di osservazione la Luna viene vista con angolazione diversa dal momento che sorge a quello che tramonta. Al sorgere se ne vede un po’ di più sul bordo ovest ed al tramonto sul bordo est.
Un altro moto secolare della Luna è quello di traslazione che consiste nello spostamento del "centro di massa" Terra-Luna lungo l’orbita terrestre. Ciò complica il profilo dell’orbita lunare, che non può essere descritta propriamente come un’ellisse ma piuttosto come un epicicloide.
A seconda della posizione lungo la propria orbita la Luna è vista da ogni località della Terra con angolazioni diverse, e così la sua superficie appare completamente, parzialmente o per niente illuminata dalla luce solare diretta.
Partendo dalla fase di Luna Nuova essa inizia a mostrare la classica falce che cresce ogni giorno sino a diventare un disco nella fase di Luna Piena, per cominciare quindi a decrescere successivamente sino ad annullarsi nuovamente in una Luna Nuova. L'intero ciclo delle fasi lunari, praticamente l'intervallo di tempo compreso fra due fasi uguali, dura circa 29g, 12 h e 44' è viene chiamato anche mese sinodico o lunazione.
Abbiamo visto che nella prima fase del ciclo, quando la luna “cresce” fino a diventare “piena”, la parte illuminata del disco è quella a ponente cioè verso ovest; viceversa quando la luna “cala” verso in novilunio la parte illuminata è quella a rivolta a levante cioè verso est.
Per l’ inclinazione di circa 5° del piano dell’ orbita lunare rispetto a quello dell’ orbita terrestre, la Luna appare alternativamente a nord e a sud dell’ eclittica. L’ intersezione tra i due piani orbitali non rimane fissa rispetto alle stelle, ma ruota con un periodo di 18,6 anni.
Sulla sfera celeste i punti d’ intersezione fra l’ eclittica e ed il cerchio che la Luna descrive con la sua orbita attorno alla Terra, sono detti nodi; essi si spostano in moto retrogrado in senso opposto al moto della Luna. Quindi essa per torna allo stesso nodo un po’ prima di una rivoluzione completa. L’ intervallo di tempo tra due passaggi consecutivi della Luna allo stesso nodo viene definito come mese draconico e dura 27g, 5 h, 5’ e 36’’ (circa 2,5 ore prima del mese siderale).
L’ orbita della luna è sensibilmente eccentrica (e=0,055) per cui la distanza dalla Terra varia da 356.400 Km al perigeo a 406.700 Km all’ apogeo (media=384.400 Km). I termini perigeo ed apogeo indicano rispettivamente i punti di minima e massima distanza dalla Terra.
Quando la luna si trova al perigeo avviene il fenomeno detto comunemente superluna (o super-luna), dovuto all’ effetto dell’ aumento delle dimensioni apparenti della Luna vista dalla Terra. Tuttavia , questo aumento delle dimensioni é davvero minimo e quindi è poco probabile che la differenza appaia evidente a occhio nudo (vedi foto a lato).
Anche l’ asse maggiore dell’ orbita lunare cioè la linea che congiunge apogeo e perigeo detta degli apsiti, si sposta progressivamente come la linea dei nodi, però più rapidamente ed in verso opposto compiendo un giro completo, rispetto alle stelle, in 8,8 anni. Mentre la Luna compie una rivoluzione siderale il perigeo avanza di ben 3°, quindi per tornare due volte consecutive al perigeo la Luna impiega 5h e 30 ‘ più di un mese siderale. Questo periodo viene detto mese anomalistico e dura 27 g, 13 h, 18 ‘ e 33 ‘’.
Le strutture superficiali più cospicue della Luna sono i cosiddetti "mari" costituiti da ampie regioni basaltiche più scure di origine vulcanica; le terre più chiare sono costituite da numerosi crateri da impatto meteorico e ricoprono la maggior parte della superficie lunare. Queste strutture sono state fotografate da vicino nel corso di missioni di sonde automatiche e pilotate (ricordiamo che il primo atterraggio di un uomo sul suolo lunare fu quello di N. Armstrong il 20 luglio 1969); numerosi campioni di roccia sono stati riportati a
Terra ed accuratamente analizzati in laboratorio hanno rivelato presenza di uranio, torio, potassio, ossigeno, silicio, magnesio, ferro, titanio, calcio, alluminio e idrogeno. Nella immagine a lato e riportata la cortografia dell' emisfero visibile della Luna
Sulla struttura interna della Luna non si sa molto. La densità è di 3,34 g/cm3. Si pensa che possieda una struttura a strati concentrici, che presenta analogie con quella della Terra, e in cui si distinguono la crosta, il mantello e il nucleo.
La crosta è più sottile nella parte rivolta alla Terra, dove in media è spessa circa 60 km, rispetto al lato opposto, dove è spessa circa 100 km. La crosta insieme alla parte superiore del mantello forma la litosfera lunare rigida (circa 1000 km di spessore): il mantello è costituito da materiali (peridotiti) di maggiore densità rispetto alla crosta.
Al di sotto del mantello, in uno spessore di circa 300Km, si trova la astenosfera che probabilmente ha una composizione chimica simile a quella del mantello, ma dove le rocce si trovano in uno stato parzialmente fuso (le sonde “S” non si fermano ma rallentano). Il nucleo, del diametro stimato di circa 600 km si presume sia costituito almeno in parte da ferro e nichel.
La Luna possiede una tenuissima atmosfera (praticamente assimilabile al vuoto) in cui sono state trovate traccia di gas nobili come elio e neon.
La Luna non possiede invece un campo magnetico, benché dovesse esserne dotata anticamente, visto che le rocce ne conservano i residui.
Come già detto le forze di marea, nel tempo, hanno determinato una rotazione sincrona della Luna attorno alla terra. Un ulteriore effetto di queste forse è quello di allontanare progressivamente la Luna dal nostro pianeta essendo il suo moto diretto (antiorario).
Il fenomeno è illustrato nella figura a lato. Poiché la Terra ruota su se stessa con una velocità angolare maggiore di quella con cui la Luna descrive la sua orbita, i rigonfiamento di marea “A” tende a precedere la Luna, sicché, con la sua attrazione gravitazionale, ne accelera il moto; il rigonfiamento”B” produce un effetto opposto, ma di entità minore perché, essendo più lontano, esercita sulla Luna una forza più debole. Il risultato è che la Luna aumenta la sua velocità orbitale e di conseguenza si porta su un'orbita più lontana dalla Terra. Per ragioni analoghe, un satelliti in moto nel senso retrogrado tende, invece, ad avvicinarsi al pianeta.
Per quel che concerne l’origine della Luna, va detto che essa costituisce un caso anomalo nel sistema solare essendo l'unico grande satelliti appartenente a un pianeta interno.
Nel passato, sono state proposte tre diverse teorie per spiegare l'origine del nostro satelliti: 1) l'ipotesi della fissione, secondo la quale inizialmente si sarebbe formato un unico pianeta, la Terra: la Luna si sarebbe poi distaccata dalla Terra, quando questa ruotava più velocemente di oggi ed era ancora in uno stato semifluido; 2) l'ipotesi del pianeta doppio, secondo cui la Terra e la Luna si sarebbero formate in modo autonomo e simultaneamente, nel luogo dove oggi si trovano, tramite il processo di accrescimento collisionale; 3) l'ipotesi della cattura, secondo cui la Luna si sarebbe formata in qualche altra regione del sistema solare e sarebbe poi passata nelle vicinanze della Terra, facendosi catturare dal campo gravitazionale di questa.
Ogniuna di queste teorie non ha però trovato conferme scientifiche ma al contrario si sono imbattute in difficoltà insormontabili.
Le ipotesi sull'origine della Luna, formulate negli ultimi anni, utilizzano elementi delle teorie tradizionali, cercando di sintetizzarli in scenari più complessi che siano in accordo con i dati sperimentali. I maggiori consensi vanno attualmente all'ipotesi dell'impatto, secondo la quale la Terra, ai primordi della sua storia, sarebbe stata investita da un gigantesco planetesimo. Parte dei materiali espulsi nell'urto sarebbero andati dispersi nello spazio; altri, invece, rimasti in orbita intorno alla Terra, si sarebbero successivamente aggregati, formando la Luna. Questa, in origine, si sarebbe trovata assai vicina alla Terra, ma le forze di marea l'avrebbero progressivamente allontanata fino a portarla sulla sua orbita attuale.
Rimangono, però, da spiegare alcune differenze di composizione che sono state riscontrate fra le rocce terrestri e quelle lunari.
Marte ha due piccoli satelliti naturali chiamati Deimos e Phobos. I loro periodi di rotazione di sono rispettivamente di 7h 39m e 30h 18m; la rivoluzione di Phobos avviene quindi in un tempo più breve della la rotazione di Marte, per cui quel satellite, per un osser¬vatore su Marte, apparirebbe muoversi in direzione contraria a tutte le altre stelle, cioè da Ovest verso Est. La distanza dal centro di Marte è di 9300 e 23200 km rispettiva¬mente e, dalla superficie del pianeta, di 5900 e 19800 km. Sulle fotografìe del Marriner 9, Phobos appare, similmente a molti pianetini, con una forma allungata; la dimen¬sione maggiore è di 22 km e quella mino¬re di 18 km. Deimos ha una forma più arrotondata, con dimensioni di 13,5 e di 12 km. Su Phobos è stato osservato un cratere di 6 km.
Nel febbraio 1977 il Viking Orbiter 1 ha ripreso numerose immagini di Phobos nel visibile e nel’m infrarosso, arrivando fino a 80 km dal satellite. È stato così possibile calcolare la massa di Phobos in seguito alle perturbazioni indotte sull’orbita del Viking Orbiter: ne risulta una densità me¬dia di 1,9 ±-0,6 g cm-3. Da questo dato e dal valore basso dell’albedo sembra possibile dedurre che la composizione di Phobos è simile a quella di un meteorite carbonioso (condrite).
Il primo satellite scoperto fu Deimos, per opera di Asaph Hall a Washington il 10 agosto 1877. Lo stesso Hall scoprì Phobos il 16 agosto dello stesso anno. I nomi di Phobos e Deimos fu¬rono suggeriti a Hall dal signor Madan di Eton.
l cratere più grande su Phobos è Stickney, con un diametro di 5 km. (Stickney era il cognome della moglie di Asaph Hall da nu¬bile). I crateri principali su Deimos sono stati chiamati Swift e Voltaire.
I due satelliti marziani sono molto scuri (albedo 5 per cento circa) e coperti di regolite per uno spes-sore di alcuni mm; il rivestimento di regolite di Deimos è più spesso di quello di Phobos, cosic¬ché la sua superficie è più uniforme. Phobos presenta anche strani solchi paralleli, di 100-200 m di larghezza e di 10-20 m di profon¬dità, inclinati di 30° rispetto all’equatore. Può anche darsi che si tratti di asteroidi catturati piuttosto che di satelliti veri e propri, anche se a quest’ipotesi si frappongono senza dubbio delle difficoltà.
Phobos sarebbe invisibile a un osservatore marziano posto ad una latitudine superiore a 69 gradi; la latitudine limite per l’osservazione di Deimos sarebbe di 82 gradi. Per un osservatore marzia¬no Phobos avrebbe un diametro apparente infe¬riore a metà di quello della Luna vista dalla Ter¬ra, e fornirebbe solo tanta luce quanta ne forni¬sce a noi Venere; Il diametro apparente di Deimos visto da Marte sarebbe solo il doppio del diametro apparente massimo di Venere vista dalla Terra, e a occhio nudo le fasi sarebbero quasi impercettibili. Deimos rimarrebbe al di so¬pra dell’orizzonte marziano per 2,5 giorni mar¬ziani consecutivamente; Phobos attraversereb¬be il cielo in sole 4,5 ore, muovendo da ovest a est, e l’intervallo fra due levate consecutive sa¬rebbe di solo poco più di 11 ore. Questo curioso comportamento è dovuto al fatto che Phobos ha un periodo di rivoluzione inferiore al periodo di rotazione del pianeta.
L'esplorazione dei satelliti di Giove, iniziata nel 1973-74 con le sonde Pioneer, è proseguita con Voyager 1, Voyager 2 e Ulisse, che hanno visitato il sistema gioviano rispettivamente nel marzo 1979, luglio 1979 e febbraio 1992. Nel ottobre del 1989 fu lanciata la sonda Galileo che effettuo una serie di sorvoli ravvicinati dei satelliti Europa e di Io, il più vicino dei quali portò la sonda a soli 180 km da Io il 15 dicembre 2001. Successivamente la sonda Cassini, lanciata nell’ ottobre del 1997, raggiunse l’ orbita di giove nel 2000. Altre programmi spaziali sono allo studio; in particolare per il 2020 la NASA, in collaborazione con l’ europea ESA, prevedono l’ avvio di una ambiziosa missione chiamata “Europa Jupiter System Mission” che prevede di studiare a fondo il sistema Gioviano in quanto esso riveste particolare interesse nel mondo scientifico.
Dei 79 satelliti di Giove, sicuramente i più interessanti sono i quattro maggiori, detti galileiani o medicei: Io, Europa, Ganimede e Callisto. Per quanto riguarda la composizione chimica, Io ed Europa (le cui densità sono rispettivamente 3,5 g/cm3 e 3,0 g/cm3) devono consistere quasi interamente di materiale roccioso, mentre Ganimede e Callisto (le cui densità sono rispettivamente 1,9 g/cm3 e 1,8 g/cm3) devono contenere ∼50% di ghiaccio. Ciascun satelliti, d'altra parte, presenta caratteristiche peculiari. Io Ha dimensioni paragonabili a quelle della Luna ed una crosta di vari colori, che vanno dal bianco al giallo, al rosso, al bruno e al nero. Le aree bianche non sono coperte di ghiaccio, come su altri satelliti gioviani, bensì di anidride solforosa allo stato solido (su Io non è stata trovata traccia di acqua in nessuno dei suoi stati). I colori delle altre zone vengono attribuiti allo zolfo, che a seconda delle condizioni in cui solidifica, può assumere colorazioni molto diverse.
Sulla superficie di Io (caso unico fra tutti i corpi del sistema solare dotati di una crosta solida) mancano completamente crateri da impatto il che fa pensare ad un'a intensa attività geologica: si calcola, infatti, che per cancellare tutti i crateri scavati dalle meteoriti, occorre che ogni milione di anni si formi un nuovo strato di crosta spesso almeno un centinaio di metri. Io è l'unico satellite che certamente possiede vulcani attivi. Voyager 1, nel marzo 1979, fotografò per primo 8 eruzioni vulcaniche, 6 delle quali erano ancora in corso quattro mesi dopo, quando il satelliti fu visitato da Voyager 2. In seguito, nuove eruzioni sono state rivelate con osservazioni da Terra, mentre un'attività vulcanica insolitamente scarsa è stata segnalata dalla sonda Ulisse nel febbraio 1992. Le eruzioni dei vulcani di Io sono simili a enormi geyser, con getti che raggiungono altezze di centinaia di chilometri. Il materiale espulso è anidride solforosa: questa in gran parte condensa in piccoli cristalli, che precipitano al suolo, e in parte minore va a costituire una tenue atmosfera intorno al satellite. Oltre che con i geyser, l'attività vulcanica si manifesta con colate di lava, consistenti di zolfo liquido e, probabilmente, di rocce. I rivelatori a raggi infrarossi a bordo dei Voyager hanno anche individuato delle ''macchie calde'', dove la temperatura era, in media, intorno ai 20°C (in contrasto con i −150°C delle aree circostanti): al centro di una di queste zone è stato identificato un lago di zolfo fuso (il punto di fusione dello zolfo è 112°C). La sonda Galileo ha confermato l’ intensa attività vulcanica su Io, stimata un centinaio di volte più intensa di quella presente sulla Terra. Si pensa che il materiale vulcanico si trovi in gran parte allo stato liquido: probabilmente, al di sotto della crosta solida (spessa al più qualche decina di chilometri) c'è un ''oceano'', formato soprattutto da zolfo e da composti di questo elemento. D'altra parte, il fatto che un corpo, relativamente piccolo come Io, sia tuttora sede di vulcanismo attivo, implica che esso possegga una sorgente interna di energia, diversa da quelle presenti negli altri satelliti e pianeti. Si pensa che Io sia riscaldato dagli effetti combinati dei campi gravitazionali di Giove e dei satelliti vicini (Europa e Ganimede). Questi ultimi tendono ad impedire che la rotazione di Io sia sincrona. Tuttavia, le maree, indotte da Giove, forzano il satelliti in questo stato: il risultato è la dissipazione di energia meccanica in calore, che va a riscaldare l'interno del satellite. La potenza (∼100 milioni di MW) che alimenta il vulcanismo di Io è dunque, in definitiva, fornita dall'energia del moto di rotazione di Giove, che viene lentamente frenato dall'interazione col suo satellite. Europa, come Io, ha dimensioni paragonabili a quelle dalla Luna. La sua composizione è simele a quella di Io, cioè prevalentemente rocciosa, ma contiene una frazione significativa (forse il 10%) di acqua. La sua crosta deve essere relativamente giovane: la sua riflettività molto elevata (quasi 70%) implica, infatti, che essa sia formata da ghiaccio quasi puro, pressoché privo di detriti meteoritici. La scarsa craterizzazione del suolo (confrontabile con quella dei continenti terrestri) suggerisce che l'attività geologica sia tuttora in atto. Si pensa che, al di sotto della crosta ghiacciata, si estenda un oceano, costituito prevalentemente di acqua: di tanto in tanto, nella crosta si aprirebbero fessure attraverso le quali l'acqua si riverserebbe in superficie. Nel 2018 grazie al lavoro svolto dalla sonda Galileo si sono avute le prove sull'esistenza di enormi getti d’acqua e vapore che si producono sulla superficie di Europa. La stessa missione ha rilevato la presenza di campi magnetici indotti su Europa, Ganimede e Callisto, che suggeriscono l'esistenza di uno strato liquido d'acqua salata al di sotto della superficie; contemporaneamente ha scoperto sottili atmosfere attorno agli stessi. Le lunghe catene collinose, visibili come linee scure, si sarebbero formate in seguito alla solidificazione del materiale eruttato.
Anche Ganimede e Callisto posseggono croste ghiacciate: tuttavia, la loro più bassa riflettività (rispettivamente ∼40% e ∼20%) implica che il ghiaccio vi si trovi mescolato a detriti meteoritici. Dei due satelliti, Ganimede ha avuto un'attività geologica più intensa: infatti la sua superficie, a differenza di quella di Callisto che è interamente ''saturata'' di crateri, presenta zone diversamente craterizzate. Su di esso si distinguono regioni oscure, più craterizzate, e regioni chiare, meno craterizzate. Le differenze di colore rispecchierebbero differenze di età: le aree più chiare sarebbero ricoperte da ghiaccio meno contaminato dai detriti meteoritici perché eruttato più recentemente. L'attività vulcanica di Ganimede avrebbe avuto caratteristiche simili a quella di Europa: essa, tuttavia, sarebbe cessata da almeno tre miliardi di anni. Ganimede è il più grande satellite naturale dell’ intero sistema solare ed è l’ unico ad aver un campo magnetico. Callisto ha dimensioni leggermente inferiori e comunque paragonabili a quelle di Mercurio.
TABELLA : satelliti di Giove
NOTA: quando nel Periodo orbitale c'è il segno "-" vuol dire che il moto è retrogrado, cioè orario.
Il sistema di satelliti di Saturno è stato finora visitato da varie sonde spaziali: Pioneer 11, Voyager 1 e Voyager 2 (incontri avvenuti rispettivamente nel settembre 1979, novembre 1980 e agosto 1981. Con lo scopo di studiare il sistema Saturno, il 15 ottobre 1997 fu messa in orbita la sonda Cassini–Huygens realizzata da NASA ed ESA con la collaborazione dell'Agenzia spaziale italiana (ASI) che ha concluso proficuamente la sua missione il 15 settembre 2017; dopo aver effettuato 74 orbite attorno a Saturno, come programmato, è stata fatta disintegrare nell'atmosfera saturniana..
Attorno a saturno orbitano 82 satelliti noti, la maggior parte moto piccoli alla stregua di asteroidi. Titano è il maggior satelliti di Saturno (e il secondo in ordine di grandezza, dopo Ganimede, dell'intero sistema solare). È l'unico satellite a possedere un'atmosfera densa (Io, come si è detto, ne ha una, ma molto rarefatta): la pressione al suolo, secondo le osservazioni di Voyager 1, è di circa 1,6 atmosfere. L’ atmosfera è composta principalmente, al 90%, da azoto e al , 1÷2%, da metano.. È stata poi rivelata la presenza di tracce di parecchi altri gas (argo, etano, propano, acetilene, etilene, acido cianidrico, anidride carbonica, ecc.). Nell’ atmosfera si distinguono due strati nebbiosi di composizione chimica incerta: uno, sottile, a un'altezza di ∼300 km, e l'altro, più spesso e denso, fra i 150 e i 200 km. Questi banchi di nebbia, di colore arancio e blu, impediscono l'osservazione della bassa atmosfera, dove si sospettano formazioni di nubi di metano. Date le temperature esistenti nell'atmosfera e sulla superficie del satelliti, il metano dovrebbe esistere in tutti e tre gli stati (solido, liquido e gassoso), dando luogo a un ''ciclo'', analogo al ciclo dell'acqua terrestre. La meteorologia di Titano potrebbe, pertanto, presentare fenomeni, come piogge e nevicate, simili a quelli che si verificano sulla Terra. Vi sono laghi, fiumi, nubi, pioggia (tutto di metano liquido), e una superficie fatta di montagne, dune sabbiose e probabilmente criovulcani, in grado di eruttare acqua, ammoniaca e altre sostanze, che gelerebbero al contatto con la superficie fredda del satellite. Le condizioni ambientali esistenti su Titano rendono ivi probabile la formazione di molecole organiche complesse: l'esplorazione di questo satelliti, pertanto, è di estremo interesse anche per comprendere meglio l'evoluzione chimica pre-biologica, sviluppatasi sul nostro pianeta.
Altri quattro satelliti di Saturno, oltre Titano, hanno diametri maggiori di 1000 km: in ordine di grandezza, Rea, Giapeto, Dione e Teti. Rea e Dione presentano un aspetto simile: entrambi hanno una crosta ghiacciata densamente craterizzata, attraversata da caratteristiche strisce chiare. La natura di queste bande è controversa: poiché esse si estendono lungo profonde vallate, è possibile che abbiano tratto origine dalla condensazione di vapore acqueo e altri gas, fuorusciti da fessure apertesi nella crosta. Anche Teti ha una crosta ghiacciata. In essa, a parte i numerosi crateri da impatto, si riconosce un'unica struttura, che rivela un'attività geologica endogena: un canyon, lungo circa 2000 km, largo circa 100 km e profondo 4 o 5 km. Si pensa che questa immensa vallata si sia formata quando Teti, raffreddandosi, solidificò internamente: l'acqua, che costituisce gran parte del satelliti, ghiacciando, dovette aumentare di volume e spaccare la crosta, che era già solida. Non è chiaro, però, perché in questa si sia prodotta un'unica grande frattura, invece che tante più piccole. Giapeto presenta una singolare asimmetria fra i due emisferi: uno è brillante, mentre l'altro è molto oscuro e di colore rossiccio. L'emisfero chiaro ha una crosta ghiacciata, densamente craterizzata, come quella di altri satelliti di Saturno. L'emisfero oscuro, di cui non si riesce a osservare la craterizzazione, sembra essere ricoperto di sostanze carbonacee, forse simili a quelle che costituiscono molti pianetini. Sull'origine di questi materiali si formulano due ipotesi: una endogena, secondo cui essi sarebbero stati eruttati dal sottosuolo, e una esogena, secondo cui si tratterebbe di detriti meteoritici. La missione Cassini–Huygens ha fatto diverse scoperte, quella più rilevante riguarda soprattutto Encelado, a cui la sonda ha dedicato particolare attenzione ; un flyby ravvicinatissimo, ad appena 25 chilometri di quota dalla superficie del satellite, ha evidenziando che dalla sua superficie si sollevano violenti getti di materia che arrivano ad altezze tre volte superiori all’intero diametro del satellite.
TABELLA : satelliti di Saturno
NOTA: quando nel Periodo orbitale c'è il segno "-" vuol dire che il moto è retrogrado, cioè orario.
L’ esplorazione di Urano è resa difficoltosa dalle grandi distanze che separano il pianeta dalla Terra. L'unica sonda spaziale, che abbia fino a oggi esplorato il sistema di Urano, è Voyager 2, che lo ha attraversato nel gennaio 1986. Quattro dei 27 satelliti di Urano hanno diametri maggiori di 1000 km: in ordine di grandezza, Titania, Oberon, Umbriel e Ariele.
Dai valori delle loro densità simile a molti satelliti di Saturno, si deduce che siano costituiti per circa la metà di rocce (silicati) e per l'altra metà di ''ghiacci'' (non soltanto di acqua, ma probabilmente anche di altre sostanze, come metano e ammoniaca). Ariele ha avuto, a quanto sembra, la vita geologica più intensa: essa è documentata sia dalla presenza di grandi canyon sia dal fatto che in certe aree i crateri da impatto più antichi sono stati cancellati. Sugli altri tre grandi satelliti di Urano vi sono scarsi segni di attività endogena:. Interesse maggiore desta, un satelliti più piccolo, Miranda. Esso è il satelliti di Urano meglio studiato perché la sonda Voyager è passata ad appena 36.000 km di distanza dalla sua superficie, fotografandola con una risoluzione di ∼500 metri. Le immagini ottenute hanno mostrato strutture assai eterogenee: valli, fratture, canyon, montagne, crateri. Vi sono due regioni adiacenti, che hanno caratteristiche e, probabilmente, età molto diverse: unao è densamente craterizzata; l'altra è meno craterizzata e solcata da profonde striature. L'intensa attività geologica di Miranda costituisce un enigma, date le dimensioni relativamente piccole di questo corpo. È stato suggerito che esso discenda da un satelliti primitivo, che sarebbe andato distrutto in un catastrofico impatto meteoritico: i frammenti, rimasti in orbita intorno a Urano, si sarebbero poi riaggregati, formando Miranda. Ciò spiegherebbe perché oggi, sulla superficie del satelliti, si trovino a contatto strutture fra loro diversissime: se le cose sono andate davvero così, ci troveremmo, insomma, davanti a un gigantesco puzzle i cui pezzi sono stati mescolati e poi messi nuovamente insieme in modo casuale.
TABELLA : satelliti di Urano
NOTA: quando nel Periodo orbitale c'è il segno "-" vuol dire che il moto è retrogrado, cioè orario.
Come il sistema di Urano, anche quello di Nettuno è stato finora esplorato soltanto dalla sonda Voyager 2, che lo ha attraversato nell'agosto 1989. Il maggior satelliti di Nettuno è Tritone, uno dei pochissimi a possedere un'atmosfera. Benché assai rarefatta (la pressione al suolo è di appena 2 × 10−5 atmosfere), quest'atmosfera, formata soprattutto di azoto, è in grado di sostenere una tenuissima nebbia, a quote di 5-10 km.
La superficie del satelliti presenta una notevole varietà di strutture, di cui alcune attendono ancora un'interpretazione soddisfacente. Sulle regioni polari si estendono vaste calotte, costituite da ghiaccio di metano e di azoto. A causa dell'inclinazione del suo asse di rotazione, su Tritone, nel corso dell'anno nettuniano (che dura ∼165 anni terrestri), si verifica un marcato ciclo stagionale, che conduce alla sublimazione periodica di parte dei ghiacci polari. Nel passato, Tritone è stato certamente sede di un'intensa attività geologica, documentata da estesi terreni terrazzati di chiara origine vulcanica. Questa attività, forse, non è estinta: nelle immagini riprese dalla sonda Voyager sembrerebbe, infatti, di distinguere due ''pennacchi'' di fumo, prodotti da eruzioni vulcaniche.
TABELLA : satelliti di Nettuno
NOTA: quando nel Periodo orbitale c'è il segno "-" vuol dire che il moto è retrogrado, cioè orario.
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