Il mese di Agosto 2026 sarà un mese davvero interessante sotto il profilo astronomico.
Infatti, oltre i periodici sciami meteorici che saranno visibili nei giorni che vanno dal
10 al 13 Agosto, quest’ anno potremo assistere anche a due eclissi :
la prima di Sole e la seconda di Luna entrambe visibili anche in Italia. Nel dettaglio avremo :
La caratteristica particolare delle due elissi é che entrambe avverranno in prossimità
del tramonto degli astri, quindi per poterle osservare al meglio occorrerà recarsi in punti di osservazione che abbiano l’ orizzonte
libero in direzione Ovest ( su alture o in vista mare).
L’ eclissi di Sole avverrà poco prima del tramonto quindi si potranno ammirare sfumature di colore davvero insolite ed eccezionali.
L’ eclissi di Luna avverrà la mattina presto alle prime luci dell’ alba e culminerà con l’ astro già sotto la linea dell’ orizzonte.
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Frosinonemeteo.it - Stazione meteo di Frosinone - Meteorologia ed Astronomia.
Latitude: 41° 37' 22" N - Longitude: 13° 19' 36" E
Time Zone: (GMT+01.00 - CEST) Rome
Il Sole oggi
Sorge
Tramonta
5:36
20:34
Il crepuscolo oggi
Mattutino
Serale
Astronomico
3:31
22:39
Nautico
4:20
21:50
Civile
5:03
21:07
Oggi abbiamo : 14:58 ore di luce / 9:2 ore di buio.
In Frosinonemeteo.it, oltre a dettagliate informazioni di Meteorologia, troverete una ampia sezione di Astronomia in grado di soddisfare le esigenze di neofiti, astrofili ed appasionati in genere.
La stazione meteorologica è attiva da Maggio 2009 ed è inserita nella rete di rilevamento dati nazionale MeteoNetwork - Centro Epson Meteo. Riconosciuta affidabile in termini di consolidato e qualità dei dati e premiata con il ranking 5 stelle.
WEBCAM - Frosinone bassa vista Corso Lazio
Dati meteo, rilevati da questa stazione, in tempo reale
Quasi la metà delle stelle che possiamo osservare nel cielo notturno fanno parte di sistemi di stelle. Di fatto, questi sono gruppi di stelle le cui orbite sono fortemente influenzate dalle rispettive forse di gravità e quindi orbitano intorno a un comune centro di massa. Si parla di sistema binarioquando le stelle in orbita sono due e di sistema multiplo quando si hanno tre o più stelle. Molti sistemi stellari, ad occhio nudo, appaiono come un' unica stella.
In base ai metodi di osservazione possiamo avere:
Sistemi stellari visuali - Le stelle sono ben distinguibili attraverso un telescopio , in modo da poter vedere tutte le stelle facenti parte del sistema. Alcuni sistemi stellari sono visibili anche ad occhio nudo, come la coppia formata da Mizar ed Alcor nell' Orsa Maggiore, mentre altre coppie sono risolvibili solo con potenti telescopi. Sistemi fotometrici o ad eclisse - Sono riconosciuti a partire dalle variazioni di luminosità che le stelle facenti parte del sistema si producono vicendevolmente eclissandosi tra loro ai nostri occhi: in tal caso si parla più propriamente di stelle variabili ad eclisse. In pratica la loro natura duplice o multipla viene scoperta ogni volta che uno dei membri del sistema passa davanti ad un altro rispetto alla nostra vista. Se un corpo più freddo passa davanti ad uno più caldo assistiamo ad un calo di luminosità, e viceversa. Sistemi spettroscopici - le stelle sono molto più vicine e sono distinguibili soltanto attraverso una periodica divisione del loro spettro: la loro velocità ed il loro movimento fanno si che il loro spettro sia caratterizzato da effetti doppler visibili, per i quali si nota che le due compagne a volte si avvicinano ed a volte si allontanano in maniera ciclica.
nei sistemi stellari visuali, le stelle sono ben distinguibili attraverso un telescopio , in modo da poter vedere tutte le stelle facenti parte del sistema. Alcuni sistemi stellari sono visibili anche ad occhio nudo, come la coppia formata da Mizar ed Alcor (Z Uma), mentre altre coppie sono separate in maniera molto più piccola fino ad arrivare al massimo grado risoluzione consentita dai telescopi in relazione all'atmosfera terrestre: 0'',1;
i sistemi fotometrici o ad eclisse sono riconosciuti a partire dalle variazioni di luminosità che le stelle facenti parte del sistema si producono vicendevolmente eclissandosi tra loro ai nostri occhi: in tal caso si parla più propriamente di stelle variabili ad eclisse. Non sono separabili visualmente, dato che la loro distanza si aggira solitamente intorno a 0'',01. In pratica la loro natura duplice o multipla viene scoperta ogni volta che uno dei membri del sistema passa davanti ad un altro rispetto alla nostra vista. Se un corpo più freddo passa davanti ad uno più caldo assistiamo ad un calo di luminosità, e viceversa;
nei sistemi spettroscopici, le stelle sono molto più vicine e sono distinguibili soltanto attraverso una periodica divisione del loro spettro: la loro velocità ed il loro movimento fanno si che il loro spettro sia caratterizzato da effetti doppler visibili, per i quali si nota che le due compagne a volte si avvicinano ed a volte si allontanano in maniera ciclica. A volte queste stelle si scambiano addirittura materia in favore della stella con massa maggiore, come nel caso di una nana bianca.
- See more at: http://www.astronomiamo.it/Articolo.aspx?Arg=Sistemi_stellari_sistemi_binari_e_stelle_doppie#sthash.QOQyKb8x.dpuf
nei sistemi stellari visuali, le stelle sono ben distinguibili attraverso un telescopio , in modo da poter vedere tutte le stelle facenti parte del sistema. Alcuni sistemi stellari sono visibili anche ad occhio nudo, come la coppia formata da Mizar ed Alcor (Z Uma), mentre altre coppie sono separate in maniera molto più piccola fino ad arrivare al massimo grado risoluzione consentita dai telescopi in relazione all'atmosfera terrestre: 0'',1;
i sistemi fotometrici o ad eclisse sono riconosciuti a partire dalle variazioni di luminosità che le stelle facenti parte del sistema si producono vicendevolmente eclissandosi tra loro ai nostri occhi: in tal caso si parla più propriamente di stelle variabili ad eclisse. Non sono separabili visualmente, dato che la loro distanza si aggira solitamente intorno a 0'',01. In pratica la loro natura duplice o multipla viene scoperta ogni volta che uno dei membri del sistema passa davanti ad un altro rispetto alla nostra vista. Se un corpo più freddo passa davanti ad uno più caldo assistiamo ad un calo di luminosità, e viceversa;
nei sistemi spettroscopici, le stelle sono molto più vicine e sono distinguibili soltanto attraverso una periodica divisione del loro spettro: la loro velocità ed il loro movimento fanno si che il loro spettro sia caratterizzato da effetti doppler visibili, per i quali si nota che le due compagne a volte si avvicinano ed a volte si allontanano in maniera ciclica. A volte queste stelle si scambiano addirittura materia in favore della stella con massa maggiore, come nel caso di una nana bianca.
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nei sistemi stellari visuali, le stelle sono ben distinguibili attraverso un telescopio , in modo da poter vedere tutte le stelle facenti parte del sistema. Alcuni sistemi stellari sono visibili anche ad occhio nudo, come la coppia formata da Mizar ed Alcor (Z Uma), mentre altre coppie sono separate in maniera molto più piccola fino ad arrivare al massimo grado risoluzione consentita dai telescopi in relazione all'atmosfera terrestre: 0'',1;
i sistemi fotometrici o ad eclisse sono riconosciuti a partire dalle variazioni di luminosità che le stelle facenti parte del sistema si producono vicendevolmente eclissandosi tra loro ai nostri occhi: in tal caso si parla più propriamente di stelle variabili ad eclisse. Non sono separabili visualmente, dato che la loro distanza si aggira solitamente intorno a 0'',01. In pratica la loro natura duplice o multipla viene scoperta ogni volta che uno dei membri del sistema passa davanti ad un altro rispetto alla nostra vista. Se un corpo più freddo passa davanti ad uno più caldo assistiamo ad un calo di luminosità, e viceversa;
nei sistemi spettroscopici, le stelle sono molto più vicine e sono distinguibili soltanto attraverso una periodica divisione del loro spettro: la loro velocità ed il loro movimento fanno si che il loro spettro sia caratterizzato da effetti doppler visibili, per i quali si nota che le due compagne a volte si avvicinano ed a volte si allontanano in maniera ciclica. A volte queste stelle si scambiano addirittura materia in favore della stella con massa maggiore, come nel caso di una nana bianca.
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Vi sono poi amassi stellari formati da moltitudine di stelle relativamente vicine tra di loro, che si ritiene, abbiano la stessa età e composizione chimica essendo nate da una stessa nebulosa. Si distinguono due tipi principali di ammassi: quelli globulari o chiusi (gruppi sferici molto grandi ed antichi) e quelli aperti ( giovani raggruppamenti di forma più eterogenea).
Tabella: Principali stelle binarie a rotazione rapida
Posta ad una distanza media di circa 150 milioni di Km , il Sole è la stella a noi più vicina alla quale dobbiamo la nostra esistenza, ovvero, l' esistenza della vita sul pianete Terra. E' una stella di dimensioni medio-piccole e costituita principalmente da idrogeno (circa il 74% della sua massa, il 92,1% del suo volume) ed elio (circa il 25% della massa, il 7,8% del volume), cui si aggiungono altri elementi più pesanti in bassissime percentuali come ossigeno, carbonio e ferro. Le reazioni nucleari di fusione che avvengono nel suo nucleo, dove si raggiungono temperatire di circa 16 milioni di °C, trasformano l’idrogeno in elio e generano energia soprattutto sotto forma di radiazione γ che viene assorbita e riemessa dalla materia, per irraggiamento, dallo strato superiore detto zona radioattiva. L'energia perviene quindi nella zona connettiva caratterizzata da temperature e densità inferiori a quelle degli strati sottostanti; di conseguenza, energia e calore non possono essere trasferiti per irraggiamento, ma solo attraverso moti convettivi e cioè tramite un continuo interscambio di materia tra uno strato e l' altro. Le colonne termiche della zona convettiva lasciano segni sulla zona sovrastante chiamata fotosfera e che prendono il nome di granuli o supergranuli solari che hanno un diametro di qualche migliaio di km. La fotosfera ha uno spessore di qulche centinaio di km ed è il primo strato visibile, dal quale l'energia proveniente dall'interno è libera di propagarsi nello spazio. Al di sopra della fotosfera si trova una sottile fascia, spessa circa 2000 km, chiamata cromosfera. Essa è interessata da diversi fenomeni emissivi di origine magnetica, come le spicule e le protuberanze solari. Lo strato più esterni del Sole è la cosiddetta corona, visibile da Terra durante le eclissi totali. La temperatura della corona è di 1.000.000 di °C, di gran lunga superiore a quella della superficie, perché nell’atmosfera solare si verificano eruzioni e brillamenti, vere e proprie esplosioni con getti di gas incandescente. I fenomeni che avvengono nella corona sono legati alle complesse interazioni tra il campo magnetico del Sole e la materia che lo forma e che può esistere solo allo stato di plasma, considerate le elevate temperature che si raggiungono sulla nostra stella.
Riassumendo possiamo dire che la radiazione elettromagnetica emessa dal nucleo, nell'attraversare gli strati superiori, perde energia assumendo lunghezze d'onda sempre maggiori, passando dalla banda γ alla banda X e ultravioletta, per poi diffondersi nello spazio come radiazione termica e luminosa.
Nel Sole, non avendo una struttura rigida, le diverse parti della sua superficie si muovono con velocità differenti: per esempio, all’equatore il sole ruota ad una velocità di 1993 m/s con un periodo di rotazione è di 27g 6h 36min, inferiore di alcune ore rispetto ai poli. Questa rotazione differenziale distorce le linee di forza del campo magnetico e provoca il fenomeno delle macchie solari. Si tratta di zone più scure che compaiono sulla superficie della stella, la cromosfera, e hanno dimensioni che possono superare i 30.000 km di ampiezza. Oggi sappiamo che le macchie ci appaiono più scure dove la temperatura è inferiore rispetto alle aree circostanti della superficie, mentre il campo magnetico è molto intenso, migliaia di volte maggiore di quello registrato sulla Terra. Le macchie seguono un ciclo regolare di circa 11 anni, nell’arco del quale prima aumentano di numero e poi diminuiscono, contrassegnando periodi di maggiore e minore attività del Sole; queste fasi si ripercuotono su di noi con aumenti o diminuzioni della temperatura globale della Terra. Protuberanze e brillamenti, invece, possono causare sul nostro pianeta vere e proprie tempeste elettromagnetiche. L’energia e le particelle emesse durante queste esplosioni, infatti, vengono trasportate dal vento solare – un flusso costante di materiale espulso dalla corona – sulla Terra dove, interagendo con le molecole dell’aria, provocano le aurore polari (boreale e australe) e possono addirittura disturbare le telecomunicazioni, interferendo con la trasmissione dei segnali.
Nella classificazione di Harverd, il Sole risulta essere una "nana gialla" di tipo spettrale G2 V ( "G2" inquanto la sua temperatura superficiale è di 5 777 K (5 504 °C) e "V " inquanto si trova nella sequenza principale del diagramma HR). La sua temperatura gli conferisce un colore bianco che, per effeto dell' atmosfera terrestre assume talvolta delle sfumature giallognole. La sua massa ammonta a circa 2 × 1030 kg, che, da sola, rappresenta il 99,9% della massa complessiva dell' intero sistema solare. Posizionato su un braccio minore della nostra galassia, la "La Via Lattea", il Sole percorre un' orbita ellittica attorno ad essa alla velocità media di 217 km/s compiendo un giro completo stimato in 225-250 milioni di anni. Il Sole ha una età compresa tra 4,5 e 5 miliardi di anni ed una prospettiva di vita di almeno altri 5 miliardi di anni dopo di chè inizierà a spegnersi lentamente.
Qualsiasi corpo luminoso emette onde elettromagnetiche a diverse frequenze molte delle quali non vengono percepite dal nostro apparato visivo (es. microonde, raggi x, raggi gamma ecc.). In questa sezione ci occuperemo delle onde elettromagnetiche che vengono percepite dall’ occhio umano cioè quelle che cadono nello spettro visibile, laddove la lunghezza di onda è compresa tra 700 nm e 400 nm. (vedi tabella sotto,)
Tipo di radiazione elettromagnetica
Frequenza
Lunghezza d'onda
Onde radio
≤ 250 MHz
10 km - 10 cm
Microonde
250 MHz – 300 GHz
10 cm – 1 mm
Infrarossi
300 GHz – 428 THz
1 mm – 700 nm
Visibile
428 THz – 749 THz
700 nm – 400 nm
Ultravioletto
749 THz – 30 PHz
400 nm – 10 nm
Raggi X
30 PHz – 300 EHz
10 nm – 1 pm
Raggi gamma
≥ 300 EHz
≤ 1 pm
Magnitudine apparente ed assoluta di un astro
E’ noto che la luce irraggiata da qualsiasi corpo celeste viene percepita dai nostri occhi con maggiore o minore intensità in funzione della sua distanza dal nostro punto di osservazione. Al crescere della distanza l’ intensità percepita diminuisce in modo esponenziale. Quindi una stella posta a maggiore distanza, ci appare molto meno luminosa della stessa stella posta a minore distanza.
In astronomia la luminosità di un corpo celeste viene misurata in magnitudine (dal latino magnitudo = grandezza). Esistono due tipi di misurazioni per la magnitudine di un corpo:
la magnitudine apparente (m) , ossia la luminosità con cui un corpo appare all'osservatore, a prescindere dalla sua distanza, e la magnitudine assoluta (M) , ossia la luminosità che un corpo ha alla distanza fissa di 10 parsec (1 pc = 3,26 AL = 206265 UA; 1 AL = circa 9,4 mila miliardi di km).
Ai fini dell'osservazione amatoriale interessa di più conoscere la magnitudine apparente che oggi viene misurata , con precisione assoluta , da fotometri fotoelettrici (composti da celle fotosensibili) o da dispositivi ad accoppiamento di carica detti CCD(Charge-Coupled Device). Questi strumenti vengono montati su potenti telescopi che raccolgono il flusso di luce proveniente da un astro; la misura avviene per confronto con il flusso luminoso, di caratteristiche note, proveniente da una fonte luminosa standard.
La scala della magnitudine è decrescente: questo significa che più il valore è basso, più il corpo è luminoso; pertanto oggetti con una magnitudine negativa sono più luminosi di oggetti con una magnitudine positiva.
Il legame tra la magnitudine apparente( m ) a quella assoluta ( M ) è dato dalla seguente relazione :
dove "d" è la distanza della stella misurata in Parsec.
Da questa relazione si può notare che conoscendo la distanza di una stella e misurando la sua magnitudine apparente se ne può determinare la magnitudine assoluta; viceversa se si conosce la magnitudine assoluta e la magnitudine apparente si può risalire alla distanza.
Ad esempio: essendo la magnitudine apparente del sole di -26.74 e conoscendo la distanza che è di circa 4,848*10^-6 pc, si calcola la sua magnitudine assoluta che é di 4.83 (qundi a 10 persec di distanza il sole sarebbe appena visibile ad occhio nudo). In generale la magnitudine assoluta di una stella e’ sempre minore di quella apparente (tranne per quelle piu’ vicine a noi di 10 pc).
Scala della magnitudine
Vediamo qualche esempio di magnitudine apparente:
Mag. App.
Oggetto celeste
–26,74
Il Sole visto dalla Terra
–12,92
Massima luminosità della Luna piena (la media è –12,74)
–4,89
Massima luminosità di Venere
–2,94
Massima luminosità di Giove
–2,91
Massima luminosità di Marte
–1,47
Sirio, la stella più luminosa dopo il Sole
–0,72
Canopo, la seconda stella più luminosa del cielo
–0,04
Arturo, la quarta stella più luminosa
0,03
Vega, che fu originariamente scelta come definizione della magnitudine zero
da 3 a 4
Le stelle più deboli visibili nei centri urbani
5,32
Massima luminosità di Urano
6,5
Limite approssimativo medio delle stelle visibili ad occhio nudo in condizione di cielo ottimali
da 7 a 8
Limiti estremi della visibilità a occhio nudo nelle condizioni di cielo più scuro verificabili sulla Terra
7,78
Luminosità massima di Nettuno
9,5
I più deboli oggetti visibili utilizzando un comune binocolo 7x50 in condizioni normali
13,5
Luminosità massima del pianeta nano Plutone
27
I più deboli oggetti osservabili nello spettro visibile tramite i telescopi terrestri di 8 metri di diametro
31,5
I più deboli oggetti osservabili nello spettro visibile mediante il telescopio spaziale Hubble
34
Gli oggetti più deboli osservabili nello spettro visibile dal progettato European Extremely Large Telescope
Le scale tuttora impiegate in astronomia per la misura della luminosità si possono far risalire ad Ipparco di Nicea (200 a.C.-120°.C). Egli divise tutte le stelle visibili allora ad occhio nudo in 6 classi di “magnitudo” numerate da 1 a 6.
(NB. A quel tempo si pensava che le stelle più luminose fossero più grandi di quelle meno luminose, da qui il termine latino “magnitudo” che significa “grandezza”. In seguito i termine ‘magnitudo’ fu sostituito con “ magnitudine”).
Le stelle più luminose appartenevano alla magnitudo 1 mentre quelle appena visibili alla magnitudo 6 (si noti come al crescere della magnitudo, diminuisce la luminosità). Più tardi la scala fu estesa anche alle stelle visibili solo con strumentazioni ottiche come binocoli e telescopi e per migliorarne la precisione si è passati all’ uso di frazioni decimali.
L’ occhio umano infatti, può rilevare differenze di magnitudine di 0,1. Con il telescopio spaziale Hubble si sono osservate stelle fino alla magnitudine 31.5 Analogamente la scala fu ampliata anche dal lato delle stelle più luminose, dei pianeti , del Sole e della Luna. Si è passati così dalla magnitudini zero (assegnata a stelle come Vega, Arturo e Capella) a quelle negative per cui la magnitudine del Sole, ad esempio, è di -26,73. mentre quella della luna è di -12,92.
Nel XIX° secolo fu definita esattamente la differenza fra due classi di luminosità (magnitudini) contigue. William Herschel (1738 – 1822) notò che le stelle di magnitudine 1 sono circa 100 volte più luminose di quelle di magnitudine 6. Successivamente Norman Robert Pogson (1829 – 1891) , partendo dal presupposto, che le magnitudini apparenti di due stelle le cui Intensità di luce siano nel rapporto di 1 a 100 differiscano di 5 unità esatte, definì matematicamente che il rapporto di luminosità di due stelle le cui magnitudini variano di una sola unità è di :
Quindi una stella di magnitudine 1 è di 2,512 più volte luminosa di una stella di magnitudine 2. In altri termini moltiplicato 2,512 per se stesso 5 volte da come risultato 100.
La risposta dell’occhio umano agli stimoli luminosi, però, non è di tipo lineare. Negli stessi anni in cui Pogson avanzava la sua proposta, Fechner e Weber dimostrarono che nella percezione visiva la sensazione era proporzionale al logaritmo dello stimolo. Questo, applicato al caso delle stelle, significava che la magnitudine era proporzionale al logaritmo dell’ illuminamento, vale a dire:
m = k Log ( I )
Sostituendo al valore di K il valore calcolato da Pogson si ha:
m = -2,5 Log ( I )
Quest’ ultima espressione, nota come formula di Pogson, descrive il legame tra la magnitudine di una stella e il flusso luminoso che giunge al nostro occhi.
NB. L' illuminamento “ I” è una grandezza fotometrica che nasce dal rapporto tra il flusso luminoso (misurato in lumen) emesso da una sorgente e la superficie dell'oggetto illuminato. La sua unità di misura è il lux, che corrisponde alla luce emessa da una candela posta perpendicolarmente ad una superficie distante un metro. Un lux corrisponde ad una magnitudine pari a -14.
Oltre la magnitudine apparente e quella assoluta vi sono altri tipi di magnitudine che riportiamo per completezza :
Magnitudine visuale: magnitudine ottenuta tramite osservazioni visuali effettuate con un fotometro.
Magnitudine fotoelettrica: magnitudine apparente ottenuta da osservazioni effettuate con un fotometro fotoelettrico.
Magnitudine fotografica: magnitudine apparente ottenuta tramite osservazioni basate su una normale lastra fotografica.
Magnitudine fotovisuale: magnitudine ottenuta tramite osservazioni basate su lastra fotografica con gamma di sensibilità uguale a quella dell'occhio umano.
Magnitudini bolometriche: Si ottiene misurando la densità di flusso per tutte le frequenze.
Magnitudine Integrata: la luminosità totale dell’oggetto (ad esempio una galassia) come se fosse concentrata in un unico punto.
Variazioni di luminosità delle stelle
Esistono stelle che mostrano una variazione di luminosità con il variare del tempo. Queste stelle vengono definite stelle variabili. Le variazioni di luminosità possono essere di carattere periodico, semi-periodico o occasionale.
In realtà oggi possiamo affermare, in senso lato, che tutte le stelle sono variabili a causa della loro evoluzione. In ogni fase evolutiva le stelle mostrano variazioni di luminosità e/o di colore. Nella figura a lato sono riportate le classi di variabilità delle stelle nel diagramma di evoluzione stellare (diagramma HR) .
In alcune fasi le variazioni di luminosità possono anche essere molto rapide (come ad esempio nelle supernove e nove), in altre fasi le variabilità possono avere periodi più o meno lunghi .Non fa eccezione il nostro Sole la cui luminosità varia dello 0,1% in un intervallo periodico di undici anni.
Lo studio delle stelle variabili oggi viene fatto con l’ ausilio di fotometri fotoelettrici. Sono strumenti elettronici basati su elementi fotosensibili i in grado di convertire un flusso luminoso in segnali elettrici proporzionali alla quantità di luce incidente.
Normalmente montati sul piano focale di telescopi astronomici, consentono di ottenere le cosiddette curve di luce, cioè rappresentazioni grafiche che mostrano l' andamento, di una sorgente luminosa, in funzione del tempo. La luce è in genere misurata in una particolare frequenza o banda spettrale. Le stelle variabili sono quindi classificate tramite la loro curva di luce, classe spettrale e moti radiali osservati.
Riportiamo, di seguito, uno schema sommario, che mostra le principali tipologie di classificazione delle stelle variabili.
Si possono individuare due principali gruppi di stelle variabili, quelle “intrinseche” che cambiano di luminosità per processi fisico-chimici interni e quelle “estrinseche” che variano di luminosità a causa esterne indipendenti dalla sua struttura chimico- fisica. :
Nel primo gruppo sono collocate le stelle variabili pulsanti e quelle eruttive. Quelle pulsanti sono caratterizzata da aumenti e diminuzioni periodici e generalmente regolari della propria luminosità. Ciò è dovuto al loro guscio che si espande e si contrae periodicamente nel giro di alcune ore, giorni o anni. : Quelle eruttive caratterizzate da irregolari esplosioni di gas nelle loro parti esterne che causano aumenti di luminosità ; per il resto la loro magnitudine rimane abbastanza costante nel tempo. :
Le stelle variabili da cataclismi si differenziano da quelle eruttive in quanto mostrano violentissime esplosioni termonucleari. Dette esplosioni possono avvenire negli strati superficiali ed in tal caso si parla di “Nova” o negli strati più profondi e in tal caso si chiamata “Supernova”. La maggior parte di queste sono sistemi binari. :
Nel secondo gruppo collochiamo le stelle variabili ad eclisse, costituite maggiormente da sistemi binari le cui eclissi causano delle periodiche variazioni di luminosità apparente e le variabili rotanti la cui superfici non risultano completamente omogenee e mostrano delle zone più o meno luminose se non addirittura oscure. Ne deriva che per effetto della rotazione sul proprio asse polare, queste stelle, alternano periodi di maggiore o minore luminosità. Vi sono poi stelle a forma ellissoidale per le quali, da un punto di vista prospettico, si alternano momenti di maggiore o minore luminosità in quanto maggiore o minore ne risulta la superficie visibile.
Le stelle pulsanti vengono ulteriormente suddivise in:
Cefeadi : sono caratterizzata da un periodo di pulsazione estremamente regolare dovuto ad una contrazione ed espansione radiale molto uniforme della superficie stellare. Si è scoperto che la luminosità assoluta di una stella Cefeide è legata in modo stretto al proprio periodo di pulsazione. Le cefeidi sono importanti perché permettono di misurare le distanze delle galassie. Si è scoperto, infatti, che la luminosità assoluta di una stella Cefeide è legata in modo stretto al proprio periodo di pulsazione. Misurando il periodo di una cefeide si può quindi risalire alla sua luminosità assoluta che, confrontata con quella apparente, consente di stimarne la distanza. Tra le Cefeidi si distinguono le W Virginis che si distinguono per avere una massa minore (addirittura minore a quella del nostro Sole). Il periodo di oscillazione varia da uno a sessanta giorni (maggiore di otto giorni viene definita CWA, altrimenti CWB).
RR Lyirae : sono stelle piuttosto vecchie e hanno una massa non elevata (0,5 M☉). Pulsano in modo radiale. I periodi di pulsazione sono più brevi delle Cefeidi: le RR Lyrae pulsano in alcune ore, massimo alcuni giorni. Questa tipologia risulta essere molto interessante in quanto viene usata come “candela standard”, cioè come indicatore di distanze cosmiche. Si è infatti scoperto che tutte le stelle di questa categoria possiedono la stessa luminosità assoluta: misurando la luminosità apparente ne ricaviamo subito la sua distanza
RV Taury : sono stelle in fase evolutiva avanzata, in prevalenza giganti o supergiganti gialle con periodo di variazione che va da 30 a 150 giorni. La variazione di luminosità normalmente non supera 2 magnitudini. Alcune anno un andamento molto più instabile ed irregolare. Variabili lungo periodo : dette anche LPV, (Long Period Variable) sono stelle pulsanti che hanno un periodo di variabilità molto lungo (mesi o anni). Si tratta in genere di stelle giganti.Si possono ulteriormente suddividere in tipo Mira o Semiregolari . Le variabili tipo Mira sono stelle giganti rosse, nelle ultime fasi dell’evoluzione stellare. In pochi milioni di anni queste esplodono diventando nane bianche. Queste stelle si contraggono/espandono in modo simmetrico con forti differenze di magnitudine. Il loro periodo è molto lungo (fino ad un paio di anni). Le variabili Semiregolari sono stelle giganti rosse o stelle supergiganti che mostrano leggeri cambiamenti di luminosità più o meno regolari con periodo da 20 a più di 2000 giorni.
Le stelle eruttive si possono suddividere in:
Novae : questo termine indica il fenomeno di un'esplosione nucleare causata dall'accumulo d’idrogeno sulla superficie di una nana bianca. Questa esplosione rende la stella molto più luminosa per alcuni giorni. La nana si trova in un sistema binario accompagnata da una gigante rossa. Quando i gas nel disco di accrescimento della nana bianca raggiungono sufficiente temperature e pressione, si innescano i processi di fusione nucleare. Le variabili in cui si innesca questo fenomeno (chiamate "Novae") non sono da confondere con le "Supernovae".
Supernovae :mostrano un aumento repentino di ca. 21 magnitudini e una permanenza al massimo della luminosità di qualche decina di giorni (vedi capitolo 4.5.c). le supernove hanno la particolarità di essere uniche per ogni stella, mentre le nove possono ripetersi più volte. Novae ricorrenti : sono tipo particolari di novae, caratterizzata da esplosioni che si ripetono nel tempo. Si tratta di nane bianche sulla cui superficie si accumula periodicamente l'idrogeno proveniente da una compagna, innescando episodi di fusione nucleare. Nove nane : sono stella binaria molto strette in cui una delle componenti è una nana bianca, che risucchia materia dalla sua compagna. Le nove nane si distinguono dalle nove classiche per la loro minore luminosità . Sono tipicamente ricorrenti su una scala da alcuni giorni a qualche decennio.
Stelle simbiotiche : sono in realtà stelle binarie formate da una nana bianca e una gigante rossa. Presentano eruzioni simili a quelle delle novae, ma più lente. Le eruzioni comportano un aumento di luminosità di circa 9-11 magnitudini ed hanno una durata di 10-40 anni, poi la stella declina verso la sua luminosità iniziale.
R Coronae Borealis : sono stelle supergiganti la cui luminosità varia di numerose magnitudini nel corso di intervalli irregolari. In pochi mesi possono passare da una magnitudine di 6 sino a 14. Questa diminuzione improvvisa di luminosità potrebbe essere causata dall’emissione di polveri di carbonio: queste si accumulerebbero intorno alla stella formando uno schermo alla luce. Con il tempo questa nube si dissolve, per poi ricrearsi.
Limite di Eddington
Quanto può essere luminosa una stella ovvero esiste un limite alla luminosità di una stella ?
A questa domanda ha risposto il fisico inglese Arthur Stanley Eddington che nei primi decenni del XX secolo stabilì la luminosità massima che può avere una stella con una data massa , senza che essa inizi a disperdere gli strati più alti della propria atmosfera cioè rimanendo in equilibrio idrostatico. Ebbene questo limite di luminosità conosciuto come “limite di Eddington” è dato dalla relazione:
Dove “ L” sta per luminosità ed "M" per massa".
Ne consegue che un oggetto con la stessa massa del Sole può essere al massimo 38.000 volte più luminoso della nostra stella. Questo limite si applica solo alle stelle in equilibrio idrostatico cioè, per intenderci, quelle che stazionano nella sequenza principale del “diagramma HR”.
(Nella tabella sotto, sono riportati i valori di magnetudine apparente e la distanza in anni luce delle stelle più luminose, visibili ad occhio nudo).
Sono definite "stelle degeneri" tutte quelle stelle che sono costituite da materia in stati non "normali", dove la pressione è generata dal principio di esclusione di Pauli (in un atomo non vi possono essere due elettroni con gli stessi numeri quantici).
Una nana bianca è una stella che ha completato la fusione dell'idrogeno in elio nel proprio nucleo e rappresenta lo stadio finale dell'evoluzione d'una stella con massa minore di circa 8 masse solari. Sappiamo che le stelle come il Sole diventeranno nane bianche le quali prima o poi si spegneranno del tutto. Ciò avverrà nel corso di alcuni miliardi di anni. Per la nana bianca, la pressione di degenerazione è legata alla repulsione degli elettroni ; non ci sono reazioni nucleari in una nana bianca. Il calore accumulato durante la fase stellare viene disperso molto lentamente, essendo che la superficie radiante relativamente piccola, dando vita ad una “nebulosa planetaria” che lentamente si disperde nell’ universo circostante. Queste stelle sono poco luminose ma rimangono luminose molto a lungo, anche senza produzione energetica nucleare. Altro calore si genera con la contrazione in quanto gli elettroni, nella materia degenere, sono separati dai nuclei e si trovano molto vicini tra loro fino al punto che densità raggiunta non permette loro di avvicinarsi ulteriormente per repulsione elettrostatica. Sono quindi corpi celesti molto compatti con un'altissima densità (dell'ordine delle tonnellate per centimetro cubo) che ruotano velocemente attorno al proprio asse. Gli esempi più noti sono le stelle binarie compagne di Sirio e Procione; questi oggetti hanno circa la massa del nostro Sole ma le dimensioni pressappoco della nostro pianeta Terra.
Si ritiene che le nane bianche rappresentino l'ultima fase del ciclo di vita delle stelle di massa piccola e medio-piccola (queste rappresentano oltre il 97% delle stelle della nostra Galassia). Le nane bianche, , al momento della loro formazione, possiedono una temperatura elevata che diminuisce pian piano nel tempo. Il graduale raffreddamento le porta ad assumere un colore via via sempre più tendente al rosso.
Si ipotizza che una nana bianca , nel suo ultimo stadio, diventi una "nana nera" che è una sfera di plasma condensato inerte. Poiché il processo di trasformazione è molto lento, a causa della poca massa, impiegano decine di miliardi di anni a diventare nane nere e siccome l'universo ha circa 14 miliardi di anni in teoria non ci sono ancora nane nere (si tratta quindi di un modello teorico).
Le nane brune invece sono stelle "mancate" essendo composta da massa inferiore a quella delle stelle. Sono oggetti più grandi di un pianeta e più piccoli di una stella. Hanno la stessa composizione delle stelle (idrogeno ed elio) ma una massa non sufficiente a innescare la fusione nucleare dell'idrogeno per accendere il corpo trasformandolo in una stella e quindi la nana bruna è un corpo scuro.
Un’ altra stella degenere è la stella di neutroni., Si tratta di una stella compatta il cui peso è sostenuto dalla pressione di neutroni liberi. Quindi la pressione di degenerazione, è generata dagli stessi neutroni. Le stelle di neutroni hanno una massa simile a quella del Sole sebbene ma il loro raggio è solo di qualche decina di chilometri. La loro massa è quindi
compressa in un volume molto piccolo e la densità media è altissima. I valori di densità sono i più alti conosciuti ed impossibili da riprodurre in laboratorio. A causa dell’altissima densità e delle piccole dimensioni, una stella di neutroni possiede un campo gravitazionale superficiale cento miliardi di volte più intenso di quello della Terra. Le stelle di neutroni sono uno dei possibili stadi finali dell’evoluzione di una stella. Si formano nelle esplosioni di supernova, come il residuo collassato di una stella di grande massa o come il residuo di una nana bianca. La loro rotazione è spesso molto rapida: la maggior parte delle stelle di neutroni ruota con periodi da 1 a 30 secondi, ma esistono alcune che arrivano a pochi millesimi di secondo. La materia alla loro superficie è composta da nuclei ordinari ionizzati. Cominciando a scendere, si incontrano nuclei con quantità sempre più elevate di neutroni. Questi nuclei decadrebbero rapidamente in condizioni normali, ma sono tenuti stabili dall’enorme pressione. La natura esatta della materia super densa che vi si trova al centro non è ancora ben compresa. Quando la pressione di degenerazione dei neutroni non basta più, la stella collassa in un buco nero. Cosa accada, a questo punto, alla materia è tutto da scoprire. Nella relatività generale, si definisce buco nero una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così forte e intenso che nulla al suo interno può sfuggire all'esterno, nemmeno la luce. Novae
Prima dell'era dell'astronomia moderna, una stella che appariva improvvisamente in cielo era detta "nova", cioè "stella nuova", e solo in un secondo tempo si riconobbe che il fenomeno non è dovuto alla nascita di un nuovo astro, bensì a un repentino aumento della luminosità di una stella già esistente. L’esplosione di una nova classica deriva dall’esplosione nucleare degli strati superficiali di una nana bianca. Non coinvolge il nucleo della stella come nel caso delle supernovae. Quando una nana bianca ha una vicina compagna, la nana strappa da quest’ultima materia ricca ’Idrogeno; la materia forma un disco d’accrescimento attorno alla nana prima di cadere sulla stella. Raggiunta una massa critica (~ 1/100.000 della massa solare) si innesca un’esplosione nucleare che espelle a velocità altissime gli starti superficiali della stella . La luminosità aumenta di varie migliaia di volte in alcuni giorni o ore, successivamente la stella entra in una fase di transizione, nella quale può aumentare e diminuire di splendore, per poi indebolirsi gradualmente, tornando circa alla propria luminosità originaria. Supernovae di tipo I
In queesto tipo d’esplosione una nana bianca “distrugge ” se stessa. Una nana bianca più massiccia del Sole aquisisce, abbastanza in fretta, materia da una vicina compagna. La nana aumenta così la sua massa e, le eventuali esplosione di tipo nova, portano via poca materia. Raggiunta la massa critica di 1.4 masse solari, il carbonio, di cui il nucleo è fatto, incomincia a bruciare in maniera esplosiva. In circa un secondo il fronte d’onda si muove dal centro verso la superficie e la stella esplode senza lasciare residui. Le supernovae di tipo I sono costituite solo da elementi pesanti (non c’è quasi traccia di Idrogeno). Un'esplosione di supernova è molto più spettacolare e distruttiva di una nova. Tali eventi si verificano più
spesso nelle galassie esterne, mentre nella Via Lattea non avvengono più di una volta ogni qualche anno e, malgrado la loro luminosità aumenti di vari miliardi di volte, raramente sono visibili a occhio nudo.
L'esplosione di una supernova può essere quasi completamente distruttiva, lasciando come resto solo un guscio di gas in espansione, nel cui centro si trova una pulsar, cioè una stella di neutroni in rapida rotazione)
Supernovae di tipo II
Le stelle molto più massive a volte esplodono quando giungono verso la fine della loro evoluzione, a causa di un violento collasso gravitazionale che si verifica quando la pressione creata nelle reazioni nucleari non è più sufficiente a equilibrare il peso degli strati esterni della stella. Pulsar a raggi X
Sono stelle di neutroni(vedi sopra) che emettono onde elettromagnetiche nella gamma dei raggi X. Se a strappare materia da una vicina compagna è una stella di neutroni dotata di un forte campo magnetico, allora il disco di accrescimento viene deformato dal campo stesso. Il campo magnetico della stella spinge la materia verso il polo nord e sud della stella stessa. Queste regioni si scaldano ed emettono raggi X. Se il campo magnetico della stella è inclinato rispetto al suo asse di rotazione, ogni fascio di raggi X copre una striscia di cielo mentre la stella ruota. Se noi ci troviamo lungo la direzione del fascio, rileviamo un impulso X. La periodicità di questi impulsi sarà pari al per iodo di rotazione della stella.
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